Un ateismo religioso
Amarante / 5 Febbraio 2021

Da quando si è compreso che la pandemia del Covid-19 ci avrebbe accompagnato per un lungo tratto della nostra esistenza, spesso di sente dire: «Speriamo che tutto ritorni come prima, al più presto». Che significa che tutti ritorni come prima? La pandemia ci spinge alla nostalgia di un mondo che al momento è messo tra parentesi. Ma quale mondo abbiamo lasciato? La nostra è nostalgia di un vissuto oppure é solo cecità verso il nuovo? Personalmente credo che la pandemia è la più grande opportunità che potessimo vivere come comunità di credenti. L’attuale crisi sanitaria ha bloccato le lancette dell’orologio della storia chiedendoci di rivedere le nostre logiche. È innegabile che per tanti, fino a un anno fa, le scelte economiche e, forse, quelle relazionali, erano guidate da logiche dettate dalle opportunità, dove Dio e l’altro erano funzionali alle proprie necessità. Questa esperienza dolorosa ha messo in crisi il modello di vita che ci siamo costruiti perché rimanda all’essenzialità relazionale e ai bisogni primari. Può quasi sembrare che davanti a noi non ci siano possibilità nuove, ma solo limiti. Questo porta a una nuova domanda di senso che diventa quasi una preghiera laica: «O Dio facci tornare alla normalità». Ma…

Le domande di Dio …
Witaszek / 12 Giugno 2020

  Noi siamo soliti porre a Dio delle domande e desideriamo che egli ci risponda con precisione e chiarezza. Oggi è lui che, attraverso gli avvenimenti, ci interroga in modo rigoroso, anzi drammatico. Quelle di Dio sono domande che ci raggiungono in modo immediato, diretto, attraverso la netta percezione del pericolo che ci sovrasta e la paura che sottilmente si insinua dentro di noi e può sfociare nell’ansia, addirittura nel panico, nelle persone fragili, in un’altalena di sentimenti e di emozioni a cui è difficile dare voce. È la paura di ammalarci e di non trovare aiuto, di venir confinati in una terapia intensiva dove la morte orrida è sempre in agguato. Proprio perché siamo cresciuti in una società che ha ostracizzato la sofferenza e la morte, ci troviamo ora smarriti, inermi di fronte alla nostra fragilità, soli e con un doloroso senso di impotenza, protagonisti involontari di un dramma che non avremmo mai voluto interpretare. La tracotante baldanza della propria invincibilità e la fiducia illimitata nel potere della scienza si sono dissolti come neve al sole; il senso di caducità della nostra esistenza ha ripreso il sopravvento. Ed il senso di impotenza rischia di sfociare ora in rabbia ora…

Suicidio assistito: accompagnare sino alla fine?
Faggioni / 28 Febbraio 2020

    La discussione bioetica sul fine vita negli ultimi anni si è focalizzata sul cosiddetto diritto a morire (right to die) del paziente inteso come massima espressione della sua autonomia. Dal punto di vista razionale appare assurdo che un soggetto affermi se stesso con un atto che ha come finalità la propria autodistruzione: essere viventi è la condizione previa per poter prendere qualsiasi decisione e, per ciò stesso, la vita non può essere oggetto possibile di scelta. La legalizzazione o la tolleranza in alcuni paesi del suicidio di un paziente con l’assistenza di un sanitario (in Italia dal 2019 con una sentenza della Corte Costituzionale) (comunicato) costituisce una sfida per la pastorale: la volontà di darsi la morte non si configura mai come un atto moralmente accettabile, così come non è accettabile collaborare a mettere in atto una intenzione suicida. Tuttavia sembra contrario alla carità che una persona sofferente sia lasciato sola dalla Comunità cristiana in un momento così drammatico; per questo motivo sono stati prodotti negli ultimi anni diversi documenti che affrontano questa situazione nuova e conturbante[i]. Nel dicembre del 2019 è uscito, dopo un intenso dibattito interno, un documento della Conferenza dei Vescovi Svizzeri, Attitude pastorale face…