Vivere l’Anno della Preghiera 2024 sulle orme di sant’Alfonso
Sacco / 27 Febbraio 2024

Nella III Domenica del Tempo ordinario, il 21 gennaio 2024 Papa Francesco ha dato inizio ufficiamene all’Anno della preghiera. I prossimi mesi ci condurranno al Giubileo del 2025, ed è necessario preparare questo speciale anno di Grazia con una preghiera intensa, fervente, vera e sincera. Un intero anno dedicato non solo a pregare, ma anche a riscoprire il valore della preghiera personale e il suo assoluto bisogno nella vita di ciascuno, della Chiesa e del mondo intero. Quando si parla di preghiera si chiama in causa anche sant’Alfonso. Per due cose in particolare egli è noto ovunque: il canto “Tu scendi dalle stelle” e l’aforisma: “Chi prega si salva, chi non prega si danna”. Oggi come al tempo di Alfonso non possiamo negare la necessità della preghiera per ciascun credente. Le anime tiepide possono addurre tante motivazioni per giustificare lo scarso impegno nella preghiera, come: non so pregare, non ho il carisma della preghiera, non ho tempo, pregare è recitare formulette a memoria… non fa per me, che dico a fare le cose a Dio se lui già le sa, mi annoia! Alfonso da uomo saggio e conoscitore della fragilità dell’anima umana, per esortare alla preghiera compose un’opera dal titolo…

Un contributo dalla tradizione alfonsiana per una teologia del sacerdozio
Sacco / 13 Maggio 2022

Un tempo il Sacerdote era lo studente per eccellenza di teologia morale. Questa disciplina nasce per insegnare ai confessori “i casi di coscienza”. Prima della svolta del Concilio Vaticano II la confessione era il “luogo” privilegiato per formare coscienze, e il Sacerdote ne era il formatore, la teologia morale la disciplina che formava i formatori. Nel corso del tempo la disciplina ha assunto una sua precisa fisionomia e un suo statuto epistemologico che la suggella come ambito della teologia, fondata sul Mistero di Cristo e nutrita di Sacra Scrittura. Essa è chiamata ad illustrare l’altezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di portare frutto nella carità per la vita del mondo (cf. Optatam totius, n. 16). Oggi gli studenti di teologia sono laici e laiche, sacerdoti, religiosi e religiose che accomunati dalla vocazione allo studio della teologia collaborano per portare le luce del Vangelo nel mondo contemporaneo (cf. Gaudium et spes, n. 43). Anche se l’orizzonte è ben più ampio che in passato, la teologia morale è una disciplina dall’intrinseca dimensione vocazionale. Pertanto, un Simposio su sacerdozio, celibato e vocazioni interpella anche la teologia morale. La Congregazione per i Vescovi e il Centro di Ricerca e…

Rinascere sotto il segno dell’autenticità: vita, custodia, prossimità
Sacco / 25 Febbraio 2022

Febbraio è stato un mese caratterizzato da eventi che scuotono la riflessione e il cuore del teologo morale. «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15). La CEI trae spunto da questa citazione del primo libro della Bibbia per stilare il messaggio per la 44a Gionata per la Vita: Custodire ogni vita”[1]. Papa Francesco, invece, trae spunto dall’esortazione lucana: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36) per redigere il messaggio in occasione della XXX giornata dell’ammalato ed esortare a porsi accanto a chi soffre in cammino di carità[2]. Mentre «La forza della cura. Donne, economia e tratta di persone», è il tema dell’8a Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che si celebra l’8 febbraio, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita. Affidato alla custodia dell’uomo Questi eventi fanno riflettere sulla preziosità di ogni vita, la sua fragilità, la necessità di essere solidali per fronteggiare le difficoltà. Nel progetto originario di Dio alla custodia dell’uomo è affidato sia il suo simile ,sia il resto del creato. Nel contesto dell’emergenza pandemica che viviamo a livello planetario da due anni ormai, riflettere su questi eventi…

«Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce» (Is 9,1)
Sacco / 24 Dicembre 2021

Le parole della profezia di Isaia suonano come una melodia intensa, questo Natale in particolare. È il tempo in cui siamo stati chiamati a combattere contro un nemico appena visibile ai microscopi che fa soffrire, fa paura, blocca l’economia, stronca vite e nessuno lo può fermare. I problemi antichi si mostrano nella loro drammatica profondità, problemi nuovi travolgono tante persone. L’umanità può solo attendere. Ritornare alla “normalità” Inevitabilmente il Covid-19 ci sta pro-vocando, sta facendo mettere in discussione le scelte di fondo, i valori a cui ciascuna persona ha orientato tutta la sua vita. In un mondo avvolto dalle tenebre dell’incertezza e che combatte tra il desiderio del “ritornare alla normalità” e l’inconscia consapevolezza che “nulla sarà come prima”, col Natale nuovamente il Mistero irrompe e bussa alla porta del cuore di ogni uomo e donna. La celebrazione della tenerezza Festa di luce e di gioia, celebrazione del Dio della vita. Nella tenerezza del bimbo di Betlemme: «Il Verbo Eterno, da Dio si fece uomo, da grande si fece piccolo, da Signore si fece servo, da innocente si fece reo, da forte si fece debole, da suo si fece nostro, da beato si fece tribolato, da sublime si fece umile»,…

Pensieri alfonsiani su san Giuseppe
Sacco / 19 Marzo 2021

Una caratteristica della personalità di Sant’Alfonso emerge studiando le sue opere, sia morali che pastorali o spirituali, cioè l’empatia. Studioso e pastore ha saputo “stare con la gente”, “sporcarsi le mani con il fango della strada”[1]. Questa dote gli ha permesso da un lato di scrutare il cuore delle persone, comprenderne i limiti e le potenzialità, dall’altro comprendere il Mistero di Dio e delle persone coinvolte nella Redenzione, Maria e Giuseppe in particolare. Certo il ricorso a Giuseppe nelle opere alfonsiane non è sistematico quanto quello a Maria, tuttavia verso il custode del Redentore ha nutrito un’appassionata devozione: «Il solo esempio di Gesù Cristo, che in questa terra volle così onorare e soggettarsi a San Giuseppe, dovrebbe infiammar tutti ad essere molto divoti di questo gran santo»[2]. Che cosa avrà provato Giuseppe, chiamato a una missione unica: prendersi cura del Verbo di Dio incarnato e della donna scelta per esserne madre? Se dolci devono essere stati i colloqui tra Giuseppe e Maria nel viaggio verso Betlemme, amara deve essere stata la mortificazione che egli come uomo deve aver provato nel non trovare un posto caldo e sicuro dove farla partorire. Quale consolazione può aver dato al suo cuore l’invito di…