Un contributo dalla tradizione alfonsiana per una teologia del sacerdozio
Sacco / 13 Maggio 2022

Un tempo il Sacerdote era lo studente per eccellenza di teologia morale. Questa disciplina nasce per insegnare ai confessori “i casi di coscienza”. Prima della svolta del Concilio Vaticano II la confessione era il “luogo” privilegiato per formare coscienze, e il Sacerdote ne era il formatore, la teologia morale la disciplina che formava i formatori. Nel corso del tempo la disciplina ha assunto una sua precisa fisionomia e un suo statuto epistemologico che la suggella come ambito della teologia, fondata sul Mistero di Cristo e nutrita di Sacra Scrittura. Essa è chiamata ad illustrare l’altezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di portare frutto nella carità per la vita del mondo (cf. Optatam totius, n. 16). Oggi gli studenti di teologia sono laici e laiche, sacerdoti, religiosi e religiose che accomunati dalla vocazione allo studio della teologia collaborano per portare le luce del Vangelo nel mondo contemporaneo (cf. Gaudium et spes, n. 43). Anche se l’orizzonte è ben più ampio che in passato, la teologia morale è una disciplina dall’intrinseca dimensione vocazionale. Pertanto, un Simposio su sacerdozio, celibato e vocazioni interpella anche la teologia morale. La Congregazione per i Vescovi e il Centro di Ricerca e…

L for language
McKeever / 29 Aprile 2022

«…language , in one who talks, does not translate a mature thought but rather accomplishes it». Maurice Merleau-Ponty             It is well known that for a good part of the 20th century language was a key theme in what is often called “analytical philosophy”, as perhaps best symbolized in the figure of Ludwig Wittgenstein. Less well known is the fact that language is often a key theme in what is known as “continental philosophy”, particularly in existentialism and phenomenology. This division has by now been somewhat overcome: a contemporary philosopher such as Claude Romano is extremely attentive to both these traditions (see particularly, Au cœur de la raison, la phénoménologie).             The purpose of this brief contribution is to comment on just one aspect of the theme of language in the thought of Maurice Merleau-Ponty. The aspect in question concerns the relationship between thinking and talking/writing. In everyday spontaneous conversation and discussion we tend to speak of thinking and talking as two separate, consecutive activities. While preparing a lecture, for instance, I may understand myself as first walking around the garden thinking and then going to my office and writing down what I have been thinking. Merleau-Ponty strongly denounces this…

«Una persona-una teología: íconos de una historia fecunda»
Fidalgo / 11 Febbraio 2022

«Una persona-una teología: íconos de una historia fecunda» En memoria de los 50 años de la primera edición del libro del hermano, pastor y teólogo, Gustavo Gutiérrez (08.06.1928): Teología de la liberación: Perspectivas, CEP, Lima, 1971[i]. La historia personal de Gustavo, con su desde donde geográfico y sociocultural, se fue entretejiendo con su caminar como presbítero-pastor-teólogo. El cual, desde su formación y camino pastoral, buscó responder con la mayor apertura y sinceridad que le fueron posible a lo que intuyera como el gran desafío para la fe cristiana. Dicha respuesta se fue gestando dentro de los vientos renovadores del Vaticano II y su recepción en Latinoamérica y el Caribe, en la II Conferencia General del Episcopado Latinoamericano realizada Medellín (1968), y se la puede ver esbozada en lo que se considera la antesala de su libro, su conferencia «Hacia una teología de la liberación», pronunciada durante el II Encuentro de Sacerdotes y Laicos realizado en Chimbote (Perú, 21-25/07/1968). Allí, dos cosas aparecen que serán como la raíz y la continuidad narrativa y estructural de la teología de la liberación (TdL): la importancia de los así llamados “signos de los tiempos” y que el quehacer teológico es siempre una función segunda,…

Una nota pascual para una teología moral pascual
Fidalgo / 9 Aprile 2021

Jesucristo es el viviente, no está entre los signos de la muerte, les ha dejado detrás. Pero él está, no allí en el sepulcro, sino en el gozo nuevo que reclama más que nunca la perspectiva de una fe que no se resigna, porque está alentada por el amor que busca seguir amando, proseguir las huellas del amor que se hace camino y voz de servicio en el aquí y ahora de la historia. La resurrección no se llevó a Jesús a ninguno paraíso perdido o lejano, nos lo ha devuelto viviente, más hondamente presente en el entramado de nuestra historia. Si en su parto histórico estuvo contenido en el vientre amoroso de una joven fiel, ahora ha sido regenerado en el vientre joven de la vida y de la historia que recomienza como nueva creación, de la cual es Él el primogénito. Así pues, Jesucristo sigue renaciendo allí donde toda muerte es vencida, donde se descrucifica la vida. La resurrección no es solo la puerta a una vida eterna en un más allá desconocido y descolgado de este nuestro más acá. Es la fuerza de la eternidad en el tiempo, es el tiempo abierto a la inmensidad que solo…

Verso un approccio transdisciplinare della teologia morale
Boies / 19 Febbraio 2021

Circa due anni fa, il 9 febbraio 2019, durante l’udienza privata che studenti e docenti hanno avuto con lui in occasione del 70o anniversario dell’Accademia Alfonsiana, Papa Francesco, alla luce di Veritatis Gaudium, n. 4[1](VG), ci ha invitato ad adottare e a sviluppare un approccio scientifico inter e transdisciplinare nelle nostre ricerche ecclesiastiche in teologia morale[2]. Pertanto, faremo risaltare l’importanza dell’interdisciplinarità e della transdisciplinarità a partire da VG, n. 4c. Poi, definiremo questi concetti facendo un paragone fra la multi, l’inter e la transdisciplinarità. Infine, evidenzieremo nei numeri 4a, b, d, della VG, i tre requisiti necessari per favorire la transdisciplinarità in teologia morale. 1. Interdisciplinarità e transdisciplinarità nella ricerca teologica (VG, n. 4c) Con la VG, Francesco vuole dare un «nuovo impulso alla ricerca scientifica»[3] nelle Università e Facoltà ecclesiastiche della Chiesa. Secondo il Papa, l’inter e la transdisciplinarità permettono alla ricerca teologica (e dunque alla teologia morale), di aprirsi a «una pluralità di saperi», per apprezzare e comprendere meglio la «ricchezza multiforme»[4] della realtà e della condizione umana. Tuttavia, il Pontefice insiste per dire che questi approcci devono essere «esercitati con sapienza e creatività nella luce della Rivelazione»[5]. Francesco considera che «la riscoperta oggi del principio dell’interdisciplinarità» sia…

Educating desire and being educated by desire
McKeever / 12 Febbraio 2021

As indicated at the end of the recent blog Cosa vuoi? on desire in Jacques Lacan, I wish now to reflect briefly on the implications of this line of thought for moral theology. Let me say at the outset that I have been for many years, and remain to this day, a fervent disciple of Aristotle and Thomas Aquinas on this question. Their programme could be summed up in the phrase “educating desire” (A. MacIntrye). The human being is seen as an essentially rational being who has the redoubtable task of controlling his (or her) various desires so that they do not wreck havoc in his life and that of those with whom he intimately associates. The only way to do this is to practice individual acts of moderation etc. so as to develop the corresponding virtues, which make the moral life possible. All this constitutes a theoretical and practical model of human thriving which has served generations of human beings in various cultural contexts. The thought of Lacan, inspired by Freud, however, puts this schema into what is technically known as “epistemological crisis”. An epistemological crisis occurs within a discipline, such as ethics or moral theology, when new data…

Bernard Häring: il dovere della memoria e la responsabilità per la pace
Sacco / 21 Gennaio 2021

Il 27 gennaio si celebra la “Giornata della memoria”. Papa Francesco ne ha scritto in Fratelli Tutti (FT, nn. 246-254). Di fronte alle pagine buie della storia corriamo il rischio di anestetizzarci, di pensare che il passato è tale e non si può cambiare, che sono fatti lontani da noi, nello spazio o nel tempo e che sfuggono alla nostra responsabilità personale. Afferma con decisione: «No, per amor di Dio! Senza memoria non si va avanti» (FT, n. 249). Abbiamo il dovere di consegnare alle generazioni successive l’orrore di ciò che accade, e quella della Shoah è una terribile testimonianza di dove può spingersi la malvagità umana se fomentata da false ideologie (cfr. FT, n. 247). La riflessione morale non può esimersi da questa responsabilità. Tra le tante riflessioni che si possono segnalare c’è quella di B. Häring che ha vissuto l’esperienza bellica in prima persona. Nel 1939 fu richiamato nella sanità militare e inviato prima in Francia, poi in Polonia, quindi in Russia, dove venne fatto prigioniero. Da tale esperienza ne uscì provato per diversi aspetti, in particolare per l’assurdità di crimini orribili commessi per obbedienza a un comando e il contatto diretto con le persone vittime di questa…

“Cosa vuoi?”/ “What do you want?”: Jacques Lacan on desire
McKeever / 15 Gennaio 2021

            In the mouth or under the pen of Jacques Lacan the simple question “cosa vuoi?” becomes a bomb. The bomb is intended, as so often in his case, to explode our illusions about ourselves. In what follows I wish to share with the reader a few, almost arbitrary, reflections on this simple but potent weapon.             A first line of reflection concerns the use of the Italian language. Lacan was very theatrical, indeed histrionic, in his therapeutic and didactical styles. Switching for two words out of French into Italian, whether written or spoken, certainly would have had a certain dramatic effect. Pronounced with the strong intonation of a question in Italian and accompanied by an insistent hand gesture, this question immediately puts the interlocutor under psychological pressure on various fronts. The two most obvious of these concern the two words of which the question is composed.             “Cosa”, or better still “Cosa?”, in the context of Lacan’s thought, is an extremely loaded term, loaded like a gun. The word succinctly poses questions and insinuates judgements. The first question is: “Do you know what you want?” or “Do you really think what you want is…