Un contributo dalla tradizione alfonsiana per una teologia del sacerdozio
Sacco / 13 Maggio 2022

Un tempo il Sacerdote era lo studente per eccellenza di teologia morale. Questa disciplina nasce per insegnare ai confessori “i casi di coscienza”. Prima della svolta del Concilio Vaticano II la confessione era il “luogo” privilegiato per formare coscienze, e il Sacerdote ne era il formatore, la teologia morale la disciplina che formava i formatori. Nel corso del tempo la disciplina ha assunto una sua precisa fisionomia e un suo statuto epistemologico che la suggella come ambito della teologia, fondata sul Mistero di Cristo e nutrita di Sacra Scrittura. Essa è chiamata ad illustrare l’altezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di portare frutto nella carità per la vita del mondo (cf. Optatam totius, n. 16). Oggi gli studenti di teologia sono laici e laiche, sacerdoti, religiosi e religiose che accomunati dalla vocazione allo studio della teologia collaborano per portare le luce del Vangelo nel mondo contemporaneo (cf. Gaudium et spes, n. 43). Anche se l’orizzonte è ben più ampio che in passato, la teologia morale è una disciplina dall’intrinseca dimensione vocazionale. Pertanto, un Simposio su sacerdozio, celibato e vocazioni interpella anche la teologia morale. La Congregazione per i Vescovi e il Centro di Ricerca e…

Costruire la pace secondo la Dottrina sociale della Chiesa
Salutati / 12 Aprile 2022

Nel 1961, in Mater et magistra, Giovanni XXIII trattava di un nuovo fenomeno che chiamò “socializzazione”, intendendo con questo termine l’intensificarsi delle relazioni e dell’interdipendenza tra gli esseri umani all’interno di uno stesso Stato ed a livello globale (nn. 45 ss.). All’interno dello stesso Stato il Papa constatava, ad esempio, la quota crescente di spesa sociale alimentata dall’imposizione fiscale, che rende i membri di una società sempre più interdipendenti attraverso l’istruzione, l’assistenza sanitaria, i sistemi di sicurezza sociale e le varie altre forme che caratterizzano lo “Stato sociale”. A livello internazionale, all’inizio degli anni ’60, riscontrava sviluppi analoghi nel moltiplicarsi degli Stati, precedentemente colonizzati, che avevano conquistato una nuova indipendenza e che chiedevano di partecipare alla gestione collettiva del mondo aderendo all’ONU, senza tuttavia, per molti di essi, poter concretamente contribuire ad incidere realmente ed in modo equo nel processo decisionale (Francesco, Discorso all’O.N.U., 25.09.2015). Gli sforzi dell’umanità per una maggiore cooperazione e unità e le istituzioni che manifestano questo impegno sono considerati da Giovanni XXIII e dal magistero successivo “segni dei tempi” per la Chiesa, in quanto «ciò che di buono si trova nel dinamismo sociale odierno» in termini di movimento verso l’unità, di progresso della sana socializzazione e…

A Properly Formed Conscience is the Ultimate and Inviolable Moral Norm for Acting
Tirimanna / 31 Maggio 2019

A Properly Formed Conscience is the Ultimate and Inviolable Moral Norm for Acting Although the cherished Catholic moral Tradition has continued to hold that the personal conscience is the ultimate and inviolable moral norm for acting in the here and now, my experience of teaching moral theology for the past 25 years or so, has made me realize that there are quite a number of good-hearted Catholics who do not hold this belief. For them, it is the clearly laid-down laws and norms that have to be the guide of our moral behaviour. Accordingly, the role of the personal conscience is to simply make those objective moral norms its own and obey them! Surprisingly among those who hold such simplistic views are a good number of Bishops, priests and seminarians, most of whom have had their theological formation during the last three decades or so. Their apparently well-founded preoccupation is that if personal conscience is considered as the ultimate and inviolable moral norm for a person’s acting, then, inevitably there would ensue what they call “moral relativism”. Such attitudes may well be the result of the post-Vatican-II preoccupation with regard to the rising trends of individualism and moral relativism, due…

Anche il Catechismo può cambiare… in meglio!!!
DelMissier / 3 Maggio 2019

Anche il Catechismo può cambiare… in meglio!!! Nella memoria di Sant’Alfonso M. de Liguori (1° agosto 2018) – patrono dei moralisti, esimio rappresentante dell’etica cattolica misericordiosa –, papa Francesco ha disposto la revisione del Catechismo della Chiesa Cattolica in merito alla pena di morte (PdM – n. 2267). Nel nuovo testo approvato si afferma che sempre e comunque «la PdM è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona». Essa viene così qualificata come un trattamento crudele, disumano e degradante in sé e se ne esclude l’impiego in qualunque circostanza. Tale autorevole insegnamento si fonda sulla chiara consapevolezza del rispetto dovuto a ogni essere umano e dell’inalienabile dignità della persona anche a fronte dei crimini più gravi. La modifica costituisce uno sviluppo significativo della dottrina alla luce del Vangelo, in continuità con il magistero pontificio degli ultimi 100 anni. Infatti, già Pio XI e Pio XII avevano affermato la centralità e il valore della persona rispetto alle pretese dei totalitarismi moderni, come poi confermerà il Concilio Vaticano II: «La persona […] è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali» (Gaudium et spes, n. 25). In tal modo cade la prima argomentazione tradizionale a favore della…