Vaccini tra storia e attualità…
Faggioni / 29 Giugno 2021

In Europa la storia delle vaccinazioni inizia verso il 1712 con l’introduzione della variolizzazione – una pratica vaccinale nota in Estremo Oriente da secoli – che consisteva nel contagiare i soggetti sani con materiale crostoso preso da soggetti che si erano ammalati di vaiolo in forma lieve. La variolizzazione era molto rischiosa, ma, di fronte all’esplosione ricorrente di epidemie di vaiolo con centinaia di migliaia di morti e grave danno per l’economia e gli eserciti, la pratica si diffuse. Ci furono oppositori feroci e ci furono sostenitori e, fra questi ultimi, papa Benedetto XIV, uomo di grande cultura e sensibilità, il quale affermò: “Se io fossi imperatore o re, l’inoculazione, in vista de’ vantaggi che vi scorgo, sarebbe ormai ammessa ne’ miei Stati. Ma non voglio scandalizzare li timidi e li deboli”. Una svolta epocale si ebbe nel 1796 quando il dottor Edward Jenner, seguendo un’osservazione popolare, inoculò nel piccolo James Phipps del pus preso dalle mani di una mungitrice che aveva contratto il vaiolo vaccino, ovvero il vaiolo delle vacche (“cowpox”). In un secondo momento, inoculò nel bimbo il temibile virus del vaiolo umano (“smallpox”), ma il bimbo risultò protetto. La nuova tecnica di vaccinazione era molto più sicura…

Dopo il divorzio, embrioni contesi
Faggioni / 6 Aprile 2021

Il 27 febbraio 2021 è stata resa nota un’ordinanza emessa un mese prima dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) riguardo una vicenda che presenta aspetti umani, etici e giuridici veramente conturbanti. [cf. Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Ordinanza nella causa 9240 2020, 27-1-2021]. Una coppia sposata in età matura aveva deciso di ricorrere alla Procreazione medicalmente assistita (PMA). Dopo la formazione extracorporea degli embrioni presso l’Ospedale Pertini di Roma, erano sopraggiunti problemi di salute – poi superati – che inficiarono il primo tentativo. Quattro embrioni, comunque, furono congelati e portati a un Centro privato di Caserta per nuovi tentativi. Dopo poco tempo la coppia si separò e, quando la donna chiese al marito il consenso allo scongelamento e trasferimento degli embrioni, questi ha opposto il suo diniego. La donna, avendo ormai 43 anni, chiese un provvedimento d’urgenza per lo scongelamento e trasferimento degli embrioni contro la volontà del marito. Il marito si è costituito allora in giudizio, ma il giudice di prima istanza, sentite le parti, ordinava al Centro “di procedere all’inserimento in utero degli embrioni crioconservati”. A questo punto l’uomo ha presentato reclamo contro la sentenza, ma anche il reclamo è stato rigettato dal Tribunale di…

Eutanasia: è legge in Spagna
Faggioni / 23 Marzo 2021

Il 18 marzo 2021, il Congresso dei deputati spagnolo ha approvato in via definitiva la Ley Orgánica de regulación de la eutanasia con 202 voti a favore, 141 contrari e 2 astenuti. La legge entrerà in vigore dopo tre mesi dalla sua pubblicazione nel Boletín Oficial del Estado (BOE) [cf. testo approvato dal Congresso dei Deputati con gli emendamenti introdotti dal Senato – sintesi]. La legge, promossa dal Gruppo socialista, introduce nell’ordinamento giuridico spagnolo l’eutanasia. Il testo distingue, nel Preambolo, l’eutanasia attiva da quella passiva e l’eutanasia diretta da quella indiretta e chiarisce che, nel parlare di condotta eutanasica, la legge fa riferimento sia alla eutanasia attiva intesa come “l’azione con cui un operatore sanitario pone deliberatamente fine alla vita di un paziente su sua richiesta, quando si verifica all’interno di un contesto di eutanasia a causa di una condizione grave, cronica e invalidante o di una malattia grave e incurabile, che provoca una sofferenza intollerabile”, sia alla situazione “nella quale il paziente stesso è la persona che pone fine alla sua vita, per cui richiede la collaborazione di un professionista della salute che, intenzionalmente e consapevolmente, offre i mezzi necessari, compresa la consulenza sulla sostanza e le dosi necessarie…

Covid-19: la questione dei vaccini
Faggioni / 22 Dicembre 2020

Il Covid-19, causato dal coronavirus Sars-CoV-2, si è diffuso nel mondo come un’ondata di piena inarrestabile. Non ci sono ancora terapie efficaci. Si è puntato molto sullo sviluppo di un vaccino e per questo sono scesi in campo i più importanti laboratori e le più potenti multinazionali del farmaco. Oltre all’indubbio desiderio umanitario di arginare la pandemia, non si può sottacere l’enorme ritorno economico che verrà a chi riuscirà a produrre un vaccino sicuro ed efficace. Negli Stati Uniti la biotech Moderna ha già ricevuto dal Governo la cifra impressionante di 2,5 miliardi di dollari, ma ha garantito in cambio la messa a disposizione di 100 milioni di dosi, di cui 15 milioni prima della fine dell’anno. L’impennata della Pfizer in Borsa all’indomani dell’annuncio di aver completato la sperimentazione del suo vaccino dà un’idea del giro di interessi che sta dietro a queste ricerche. La distribuzione del vaccino nei Paesi poveri ha già attivato la cooperazione internazionale e, da parte dei produttori di vaccini, è già iniziata la battaglia dei prezzi. La necessità di arrivare rapidamente a un vaccino può indurre a essere meno rigorosi nel rispetto delle norme e procedure che regolano la sperimentazione. Se si segue l’iter usuale,…

Samaritanus bonus: rimanere accanto a chi soffre
Faggioni / 11 Dicembre 2020

  Il 25 giugno 2020, il Santo Padre ha approvato la Samaritanus bonus, una Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. La Samaritanus bonus si pone in continuità con il ricco magistero sui temi del fine vita, ma con caratteristiche proprie. Essa risponde a un mutato contesto culturale, medico e giuridico, e riflette lo stile pastorale di papa Francesco e la sua attenzione per gli aspetti di fragilità e vulnerabilità dell’esperienza umana. La Lettera consta di cinque sezioni. La prima sezione Prendersi cura del malato parte dalla constatazione che «è difficile riconoscere il profondo valore della vita umana quando, nonostante ogni sforzo assistenziale, essa continua ad apparirci nella sua debolezza  e fragilità», ma è proprio questa vulnerabilità che «dà fondamento all’etica del prendersi cura» a imitazione del Buon Samaritano. Per questo la Lettera chiede a chi si prende cura delle persone in fasi critiche e terminali della vita “di avere uno sguardo contemplativo» che non si impossessa della vita dell’altro, ma ne coglie la unicità e irripetibilità e se ne prende cura. Guarire, infatti, non è sempre possibile, ma si può sempre avere cura. Nella seconda sezione L’esperienza…

Ibernazione
Faggioni / 17 Aprile 2020

  I film di fantascienza ci hanno abituati a vedere astronauti ibernati per poter affrontare, senza invecchiare, viaggi interstellari di durata smisurata. Sono conservati in condizioni di vita sospesa (biostasi) attraverso una refrigerazione spinta che sospende le funzioni vitali fino al momento del risveglio. I viaggi interstellari sono ancora lontani a venire, ma già dagli anni ’60 del secolo scorso si è cercato di mettere a punto e rendere concretamente fruibile una tecnologia di conservazione criogenica (dalla parola greca krio che significa gelo) destinata a fissare – per così dire – una persona nel momento della morte, in attesa che una medicina molto più avanzata, potesse un giorno richiamarla alla vita e curarne le malattie. L’idea della sospensione crionica fu propagandata nel 1962 da Robert Ettinger nel volume The Prospect of Immortality e nacquero in quegli anni società che si impegnavano, dietro il versamento di cifre cospicue, a preparare i cadaveri e conservarli in azoto liquido a – 196°. La conservazione criogenica è oggi una realtà per circa 400 persone i cui corpi ibernati sono custoditi dalle americane Alcor Life Extension Foundation e Cryonics, e dalla russa KrioRus. La più giovane ibernata è, per ora, la piccola Einz, una bimba tailandese di due anni,…

Suicidio assistito: accompagnare sino alla fine?
Faggioni / 28 Febbraio 2020

    La discussione bioetica sul fine vita negli ultimi anni si è focalizzata sul cosiddetto diritto a morire (right to die) del paziente inteso come massima espressione della sua autonomia. Dal punto di vista razionale appare assurdo che un soggetto affermi se stesso con un atto che ha come finalità la propria autodistruzione: essere viventi è la condizione previa per poter prendere qualsiasi decisione e, per ciò stesso, la vita non può essere oggetto possibile di scelta. La legalizzazione o la tolleranza in alcuni paesi del suicidio di un paziente con l’assistenza di un sanitario (in Italia dal 2019 con una sentenza della Corte Costituzionale) (comunicato) costituisce una sfida per la pastorale: la volontà di darsi la morte non si configura mai come un atto moralmente accettabile, così come non è accettabile collaborare a mettere in atto una intenzione suicida. Tuttavia sembra contrario alla carità che una persona sofferente sia lasciato sola dalla Comunità cristiana in un momento così drammatico; per questo motivo sono stati prodotti negli ultimi anni diversi documenti che affrontano questa situazione nuova e conturbante[i]. Nel dicembre del 2019 è uscito, dopo un intenso dibattito interno, un documento della Conferenza dei Vescovi Svizzeri, Attitude pastorale face…

Coppie omosessuali e fecondazione artificiale
Faggioni / 17 Gennaio 2020

  Ha avuto scarsa eco sulla stampa, forse perché in controtendenza, la sentenza della Corte Costituzionale italiana del 23 ottobre 2019 che riguardava le storie di due coppie di donne omosessuali, una di Pordenone e una di Bolzano [link]. Ci soffermiamo su questa seconda situazione. Le due donne si erano sposate in Danimarca nel 2014 e l’atto era stato trascritto in Italia nel registro delle unioni civili. Una di esse aveva cercato di avere un figlio in Danimarca attraverso la fecondazione artificiale, ma la procedura aveva dato luogo a gravi complicanze esitate nell’asportazione della tuba uterina destra e nella occlusione di quella sinistra. L’altra donna soffriva di una grave aritmia per cui le era stata sconsigliata una gravidanza. Esse, allora, avevano chiesto all’ASL di Bolzano di concepire un embrione con gli ovociti della partner cardiopatica e seme di donatore e di far portare avanti la gestazione dall’altra, quella con lesioni delle tube. La prima sarebbe stata la madre genetica e l’altra la madre gestazionale, così che il bimbo avrebbe avuto due madri, anche se diversamente madri. L’Azienda sanitaria, però, aveva negato l’accesso alla fecondazione artificiale in quanto proibito dalla legge n. 40/2004. Il dubbio presentato dal Tribunale di Bolzano alla…