Al fin di chiamarlo per nome… Meditazione con Sant’Alfonso e papa Francesco
Donato / 29 Dicembre 2020

«Con cuore di padre: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli “il figlio di Giuseppe”. I due Evangelisti che hanno posto in rilievo la sua figura, Matteo e Luca, raccontano poco, ma a sufficienza per far capire che tipo di padre egli fosse e la missione affidatagli dalla Provvidenza»[1]… …accanto al sì di Maria, si pone sullo “sfondo” dell’evento dell’Incarnazione anche il sì di Giuseppe. Di fianco all’apparizione che coinvolge la prima, vi è il sogno che vive il secondo[2]. Ad entrambi il compito di “dare il nome” al Figlio di Dio (Mt 1,21), di “offrire” all’umanità la possibilità di chiamarlo a sua volta per nome, così da riconoscerlo e riconoscerne, contestualmente, la missione di salvezza: «egli salverà il suo popolo dai suoi peccati». Il sì silenzioso ma eloquente di Giuseppe Dio grande e misericordioso, che tra gli umili poni la tua dimora, concedi alla tua Chiesa la fecondità̀ dello Spirito, perché́, sull’esempio di Maria, accolga il Verbo della vita e, come madre gioiosa, lo consegni all’attesa delle genti. Per il nostro Signore Gesù̀ Cristo. (Colletta IVa domenica) Discendendo in terra a salvare l’uomo, il Verbo Eterno «discende dal seno del suo Padre divino, dove…

L’attesa è… ricerca gioiosa. Meditazione di Avvento con Sant’Alfonso e papa Francesco
Donato / 21 Dicembre 2020

  «L’invito alla gioia è caratteristico del tempo di Avvento: l’attesa della nascita di Gesù, l’attesa che viviamo è gioiosa, un po’ come quando aspettiamo la visita di una persona che amiamo molto, ad esempio un amico che non vediamo da tanto tempo, un parente… Siamo in attesa gioiosa»[1]. …dunque non un’attesa passiva ma attiva, perché paziente e costante (cf. IIa lettura della terza domenica d’avvento; 1Ts 5,16-24) come quella del Battista «che – eccettuando la Madonna e san Giuseppe – per primo e maggiormente ha vissuto l’attesa del Messia e la gioia di vederlo arrivare (cf. Gv 1,6-8.19-28)»[2]. Sei tu… o dobbiamo attendere un altro O Dio, che chiami gli umili e i poveri a entrare nel tuo regno di pace, fa’ germogliare tra noi la tua giustizia, perché viviamo nella gioia l’attesa del Salvatore che viene. (Colletta IIIa domenica) Un’attesa “salutare” Nella sua quarta meditazione d’Avvento, sant’Alfonso offre un’interpretazione potremmo dire “salutare” – nel senso eminentemente alfonsiano – della “attesa” del Redentore alla quale l’umanità è stata chiamata a prepararsi. Dio Padre – scrive il de Liguori – «lasciò passare quattro mila anni dopo il peccato di Adamo prima di mandare in terra il suo Figlio a redimere…

Accoglienza e speranza… Meditazione di Avvento con Sant’Alfonso e papa Francesco
Donato / 14 Dicembre 2020

  «In questi giorni, …in tante case vengono preparati l’albero di Natale e il presepe… Sono segni di speranza, specialmente in questo tempo difficile. Facciamo in modo di non fermarci al segno, ma di andare al significato, cioè a Gesù, all’amore di Dio che Lui ci ha rivelato, andare alla bontà infinita che ha fatto risplendere sul mondo. Non c’è pandemia, non c’è crisi che possa spegnere questa luce. Lasciamola entrare nel nostro cuore, e tendiamo la mano a chi ha più bisogno. Così Dio nascerà nuovamente in noi e in mezzo a noi»[1]. Nella solennità dell’Immacolata Concezione, da poco celebrata, abbiamo avuto modo di “riscoprire” nuovamente in Maria l’icona della “accoglienza” e della “speranza”. Nella pagina liturgica di questa solennità, vi sono almeno due forme verbali che più di altre esprimono, e potremmo dire “dispongono” Maria all’accoglienza: il verbo “entrare”, e il verbo “concepire”. Sono termini che in qualche modo “necessitano” il “permesso”, ovvero interpellano la libertà dell’altro, perché lo “interrogano” sulla possibilità di poter-voler o non poter-voler accogliere. Di contro, gli stessi termini, potrebbero esprimere “violenza” laddove il volere, la libertà dell’altro, non venissero rispettati. Altra luce su questi termini possiamo riceverla rileggendoli nel loro contesto argomentativo: «Entrando…

Cuore e ginocchia… Meditazione di Avvento con Sant’Alfonso e papa Francesco
Donato / 8 Dicembre 2020

  «Cuore per avvicinarsi a Dio affettivamente, con il cuore e non solo con le idee… Questo aiuta ad avvicinarsi alla gente con il cuore, e a pensare ad una teologia che parli efficacemente a tutti… E le ginocchia per la preghiera. La teologia si fa in ginocchio. Ma l’inginocchiarsi indica anche l’atteggiamento di chi vuole apprendere… l’atteggiamento di chi si piega ai piedi dell’altro, davanti a quelle che chiamiamo miserie umane…»[1]. Sollecitati da queste parole di papa Francesco vorremmo in questo tempo d’Avvento provare a trarre dallo scritto alfonsiano qualche “nuovo” elemento di riflessione e di approfondimento teologico e spirituale. In questo modesto percorso c’impegneremo ad accostare alcune tra le opere che il santo Dottore dedica espressamente alla preparazione al Natale. Nel concreto le Meditazioni Per li giorni dell’Avvento sino alla novena per la nascita di Gesù Cristo[2] e, in minima parte, le Meditazioni Per l’ottava di Natale e per gli altri giorni sino all’epifania. Dio, per amore, si fa incontro all’uomo al fin di essere amato O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere…

Voi siete l’adesso di Dio (ChV, n. 178)
Donato / 10 Luglio 2020

  Nel divenire del nostro percorso abbiamo già avuto modo di evidenziare che Christus vivit è un documento scritto “per” i giovani e “con” i giovani. Ad affermarlo – lo ricordiamo ancora una volta – è stato lo stesso papa Francesco, il quale, proprio all’inizio della sua Esortazione (cf. ChV, n. 4), “confida” a tutti noi che per la stesura di questo testo magisteriale si è «lasciato ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo» che hanno visto protagonisti tanti giovani credenti, ma anche dalle domande «di giovani non credenti» che in diversi modi hanno voluto partecipare alla riflessione sinodale. Come nel Sinodo, il Papa continua a «guardare i giovani con l’atteggiamento di Gesù, per discernere nella loro vita i segni dell’azione dello Spirito» (DF, n. 64). Anche oggi, si legge nel Documento finale dell’assise sinodale, «Dio parla alla Chiesa e al mondo attraverso i giovani, la loro creatività e il loro impegno, come pure le loro sofferenze e le loro richieste di aiuto. Con loro possiamo leggere più profeticamente la nostra epoca e riconoscere i segni dei tempi; per questo i giovani sono uno dei “luoghi teologici” in cui il Signore ci fa conoscere alcune delle sue…