Cuore e ginocchia… Meditazione di Avvento con Sant’Alfonso e papa Francesco

8 Dicembre 2020

 

«Cuore per avvicinarsi a Dio affettivamente, con il cuore e non solo con le idee… Questo aiuta ad avvicinarsi alla gente con il cuore, e a pensare ad una teologia che parli efficacemente a tutti… E le ginocchia per la preghiera. La teologia si fa in ginocchio. Ma l’inginocchiarsi indica anche l’atteggiamento di chi vuole apprendere… l’atteggiamento di chi si piega ai piedi dell’altro, davanti a quelle che chiamiamo miserie umane…»[1].

Sollecitati da queste parole di papa Francesco vorremmo in questo tempo d’Avvento provare a trarre dallo scritto alfonsiano qualche “nuovo” elemento di riflessione e di approfondimento teologico e spirituale. In questo modesto percorso c’impegneremo ad accostare alcune tra le opere che il santo Dottore dedica espressamente alla preparazione al Natale. Nel concreto le Meditazioni Per li giorni dell’Avvento sino alla novena per la nascita di Gesù Cristo[2] e, in minima parte, le Meditazioni Per l’ottava di Natale e per gli altri giorni sino all’epifania.

Dio, per amore, si fa incontro all’uomo al fin di essere amato

O Dio, nostro Padre,

suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere

al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria

a possedere il regno dei cieli                                     (Colletta Ia domenica di Avvento)

In questo prima tappa del cammino ci lasceremo guidare dall’endiadi “incontro” e “vigilanza”. Dato il contesto liturgico proprio dell’Avvento, è quasi immediato il collegamento tra la parola “incontro” e il mistero dell’incarnazione. Nei 18 testi che il de Liguori dedica ai giorni d’Avvento il tema dell’incarnazione è presente fin dalla prima meditazione, e in questo scritto iniziale, si coglie anzitutto, l’iniziativa di Dio Padre il quale – scrive sant’Alfonso – «mandò il suo medesimo figlio a farsi uomo ed a vestirsi della stessa carne degli uomini peccatori». Di tale iniziativa, Alfonso, ne “narra” l’eziologia e ne evidenzia le finalità salvifiche.

L’atto creativo e la disobbedienza dell’uomo

Dio Padre, scrive il de Liguori, creò il primo uomo arricchendolo di «lumi e di grazie» perché «lo servisse ed amasse in questa vita» e, ancora, per «condurlo nella vita eterna a regnare nel paradiso». Ma «L’uomo ingrato si ribellò da Dio, negandogli l’ubbidienza che gli doveva per giustizia e per gratitudine» e così, «con tutta la sua discendenza» egli restò «privato della grazia divina e per sempre escluso dal paradiso».

L’atto redentivo e la conversione dell’uomo

Dio, però, «guardando gli uomini ridotti in questo sì miserabile stato, mosso a pietà, risolve di salvarli» e «non manda già un angelo, un serafino, ma per manifestare al mondo l’immenso amore che portava a questi vermi ingrati, “manda il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato” (Rm 8,3)» sicché «colle sue pene e colla sua morte soddisfacesse la divina giustizia per i loro delitti, e così li liberasse dalla morte eterna; e riconciliandoli con il suo divin Padre, loro ottenesse la divina grazia e li rendesse degni di entrare nel regno eterno»[3].

La vigilanza si fa preghiera operosa

È importante notare, in questi testi, come il mistero-opera dell’incarnazione non è scisso dal mistero di morte e resurrezione di Gesù Cristo il che ci fa intuire una “proiezione”, già in Avvento, alla Pasqua di Resurrezione[4]. Da qui l’atteggiamento di “vigilanza” che Alfonso traduce in “preghiera operosa” nei “colloqui confidenziali” (affetti e preghiere) che accompagnano i testi delle sue meditazioni: «Caro mio Redentore, io per le offese che vi ho fatte non meriterei più di amarvi; ma vi cerco per li meriti vostri e il dono del vostro santo amore. E perciò fatemi conoscere il gran bene che siete, l’amore che voi mi avete portato e quanto avete fatto per obbligarmi ad amarvi. Ah mio Dio e Salvatore, non mi fate più vivere ingrato a tanta vostra bontà. Io non voglio lasciarvi più, Gesù mio. Basta quanto v’ho offeso. È ragione che questi anni che mi restano di vita, gl’impieghi tutti in amarvi e darvi gusto. Gesù mio, Gesù mio, aiutatemi; aiutate un peccatore che vi vuole amare»[5].

Si riconoscono in questo breve testo i passaggi fondamentali di un cammino di conversione al Signore: l’iniziale riconoscimento della propria condizione (non meriterei…) accompagnato dal dichiarato desiderio e conseguente impegno a volerlo incontrare/cercare (ma vi cerco…). Un intento, quest’ultimo, che è fondato non tanto sulle sole proprie forze, ma nella certezza di un Amore che, incondizionatamente, si è già donato (per li meriti vostri… per il dono del vostro santo amore…) e che va continuamente conosciuto e approfondito (fatemi conoscere…). Da qui la richiesta di aiuto, per non vivere la propria esistenza da ingrato ma da innamorato e così dar gusto a Dio. Egli – scrive più avanti Alfonso – «donandoci il Figlio per Redentore, per vittima e per prezzo del nostro riscatto, non poteva darci motivi più forti di speranza e d’amore, per darci confidenza [nella sua misericordia] e per obbligarci ad amarlo»[6].

…ancora uno spunto di riflessione

Molti Cristiani sogliono per lungo tempo avanti preparare nelle loro case il presepio, per rappresentare la nascita di Gesù Cristo; ma pochi son quelli che pensano a preparare i loro cuori, affinché possa nascervi in essi e riposarvi Gesù bambino. Ma tra questi pochi vogliamo essere ancora noi, acciocché ancora noi siam fatti degni di restare accesi da questo felice fuoco, che rende l’anime contente in questa terra e beate nel cielo. Consideriamo in questo primo giorno che il Verbo Eterno appunto a questo fine da Dio si fece uomo, per infiammarci del suo divino amore. Cerchiamo lume a Gesù Cristo ed alla sua santissima Madre, e cominciamo (cf. Novena del santo Natale, 9-11).

p. Antonio Donato, CSsR

[1] Francesco, «Intervista per la Rivista Studia Moralia», in Studia Moralia 58/2 (2020) 219-232.

[2] Cf. A. M. de Liguori, [Meditazioni] Per li giorni dell’Avvento sino alla novena della nascita di Gesù Cristo, in Opere ascetiche, IV: Incarnazione – Eucaristia – Sacro Cuore di Gesù, Redentoristi, Roma 1939, 141-179; [= Avvento]. «La Novena del Santo Natale colle Meditazioni aggiunte per tutti i giorni dell’Avvento sino all’Ottava dell’Epifania, venne pubblicata nel 1758, coi tipi di Alessio Pellecchia, in Napoli. In fine erano aggiunte la Novena al SS. Cuore di Gesù, il Settenario in onore di san Giuseppe, l’Apparecchio e ringraziamento alla Messa per li Sacerdoti. L’edizione veneta del 1760, con alcune correzioni autografe, si conserva nel museo civico di Bassano del Grappa» (Cf. Ibid., 9).

[3] Cf. Avvento, med. I, 141. Cf. Novena del Santo Natale, I discorso, 11-12.

[4] Avvento, med. II, 143-144. Cf. Ibid., med. IV, 149; med. X, 160-161; med. XII, 165-168.

[5] Cf. Ibid., med. I, 143.

[6] Ibid., med. III, 10.

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