L’empatia alla scuola di Santa Edith Stein (2/2)
Boies / 21 Aprile 2022

L’empatia come fonte di crescita relazionale, personale e spirituale Nella nostra ultima riflessione, abbiamo compreso che per Edith Stein, l’atto empatico si riferisce alla percezione soggettiva e interiore davanti all’esperienza altrui. Infatti, dal punto di vista fenomenologico, la Stein insiste nel dire che l’empatia è una conoscenza interiore di quello che sta vivendo l’altro, e non una simpatia emozionale che fa provare quello che l’altro sente[1]. Pertanto, è sempre necessario guardare un certo distacco per non confondere la nostra esperienza con l’esperienza dell’altro. Questa comprensione empatica della prospettiva dell’altro favorisce un arricchimento personale in merito alla percezione di se stessi e a quella del mondo interiore dell’altro[2]. Infatti, secondo Ottone, «l’esperienza dell’altro produce ogni volta una modificazione di sé e della propria identità»[3]. In questo senso, Edith racconta due eventi significativi della sua vita per dimostrare come l’empatia sia stata per lei un’occasione di crescita relazionale, personale e spirituale. L’empatia dei suoi compagni d’università, che le hanno mostrato e sottolineato le sue capacità intellettuali eccezionali[4], l’ha aiutata ad avere maggiore consapevolezza del suo potenziale e decidere poi di proseguire i suoi studi dottorali. Lo sguardo empatico dei suoi colleghi e il loro riconoscimento le ha dunque permesso di vivere una…

L’empatia alla scuola di Santa Edith Stein (1/2)
Boies / 24 Marzo 2022

La santa carmelitana tedesca di origine ebraica, Edith Stein, suora Teresa Benedetta della Croce, filosofa, mistica, martire e compatrona d’Europa, è morta il 9 agosto 1942 nel campo di concentramento di Auschwitz all’età di 51 anni. Il suo contributo è notevole nella comprensione filosofica, psicologica e spirituale dell’empatia. Pertanto, dedicheremo le nostre due prossime riflessioni ad approfondire come la sua visione empatica possa illuminare il nostro giudizio morale ai livelli relazionale e spirituale. L’empatia come fenomeno dell’esperienza altrui Il termine “empatia” è stato creato nel 1872 a partire dalla parola tedesca Einfühlung che significa “sentire dentro di sé”. Sotto la direzione di Edmund Husserl, Edith Stein, nella sua tesi dottorale intitolata Il problema dell’empatia (1915)[1], ha approfondito questo tema nella prospettiva «della fenomenologia della percezione»[2]. Secondo la Stein, la pertinenza di questo approccio risiede nella possibilità di «penetrare nella loro essenza»[3] i fenomeni della realtà, a partire dalla loro percezione (sensoriale e intellettuale), e quindi dalla loro manifestazione alla coscienza umana[4]. In altre parole, «si tratta di comprendere e conoscere la realtà che ci circonda in tutti i suoi “fenomeni”»[5]. Alla luce dei suoi studi, Stein definisce l’empatia come «quegli atti interiori fondamentali che permettono a una persona di percepire…

L’empatia compassionevole del buon Samaritano
Boies / 4 Febbraio 2022

Gesù è un maestro autentico e ricco d’empatia e di compassione, sia nei suoi atteggiamenti che nei suoi insegnamenti (cf. Gesù modello d’empatia integrale). In questo senso, la parabola del buon Samaritano (Lc 10,33-37) dimostra come le nozioni di empatia e di compassione siano al cuore del messaggio evangelico di Gesù. Vediamo quindi come queste due attitudini debbano ispirare e influire il giudizio morale e la condotta etica del discepolo di Cristo nelle sue relazioni interpersonali. L’atteggiamento del buon Samaritano è caratterizzato da una percezione morale autenticamente empatica rispetto alla situazione dell’uomo ferito: «Un Samaritano […] passandogli accanto, lo vide e ne ebbe compassione» (v. 33). Il senso esegetico di questo versetto significa che alla vista dell’uomo gravemente ferito, il buon Samaritano è commosso fino alle viscere; è colto da una compassione viscerale. In altri termini, la scena lo commuove profondamente scatenando in lui una intensa reazione emozionale empatica, così come una reazione compassionevole per aiutare il misero. Pertanto, la capacità del Samaritano di “mettersi nei panni dell’uomo ferito” e di essere sensibile alla sua sofferenza, apre il giudizio morale della sua coscienza all’empatia compassionevole. Infatti, la compassione spinge il buon Samaritano a prestare soccorso all’uomo ferito attraverso atti concreti:…

L’incarnazione e l’empatia spirituale tridimensionale di Sant’Alfonso
Boies / 3 Dicembre 2021

Nel contesto del 150° anniversario di Sant’Alfonso Maria de Liguori come dottore della Chiesa, invito a cogliere il pensiero di Sant’Alfonso da una nuova prospettiva a partire dalla sua Novena del Santo Natale. Nella sua esperienza spirituale, Sant’Alfonso aveva compreso e sentito la profondità dell’opera di amore incondizionato e di empatia dell’incarnazione. Infatti, possiamo apprezzare l’importanza di questo tema nelle sue meditazioni dell’avvento e di Natale. 1. La tripla dimensione empatica e spirituale dell’incarnazione Alla luce della sua relazione amorevole e affettuosa con il Padre e il Figlio, si può dire che Sant’Alfonso, grazie alla sua vita mistica e alla sua psicologia intuitiva, abbia sperimentato e sentito nelle sue viscere una triplice dimensione empatica e spirituale del mistero dell’incarnazione: 1) L’empatia spirituale del Padre verso di noi: Il Padre Celeste manifesta un amore empatico verso di noi attraverso il dono di suo Figlio unigenito per renderci partecipi della sua vita e salvezza (empatia 1). 2) L’empatia spirituale del Figlio verso di noi: Il Figlio di Dio, il Divino Bambino Gesù e Redentore, adotta un atteggiamento empatico, accettando di abbracciare la nostra condizione umana, per rivelarci con compassione e misericordia, l’amore incondizionato del Padre Celeste per noi (empatia 2). 3) L’empatia…

Gesù modello d’empatia integrale
Boies / 26 Ottobre 2021

L’empatia di Gesù è evidente e presente in molti passaggi del Nuovo Testamento. è riscontrabile in maniera chiara nella narrazione della guarigione dei due ciechi di Gerico (Mt 20,29-34). In tale circostanza l’empatia autentica di Gesù davanti ai due uomini che implorano la guarigione, è percepibile nelle sue azioni e parole. Pertanto, è fondamentale, per il nostro cammino di crescita come credenti, comprendere e riconoscere come Gesù possa essere modello di empatia integrale: cioè di empatia cognitiva, affettiva, compassionevole, prosociale, salvatrice e spirituale. Empatia cognitiva: Gesù comprende profondamente la difficile situazione sociale in cui versano i malati emarginati che si rivolgono a lui per essere sollevati dalle loro sofferenze e guarire dalle loro malattie. Perciò, Gesù vede e si rende conto del dolore dei due ciechi di Gerico che soffrono per il rifiuto e l’intolleranza della «folla che li rimproverava» (v. 31). Gesù “si mette nei loro panni”. Pertanto, al loro grido (v. 30), sceglie di fermarsi e di porsi in ascolto delle loro sofferenze (v. 32). Empatia emotiva: Gesù accoglie con empatia i malati. Egli sente con le sue emozioni e i suoi sentimenti la loro sofferenza. Pertanto, con la sua domanda: «Che cosa volete che io faccia per…

L’empatia di Papa Francesco
Boies / 21 Maggio 2021

Dopo aver analizzato il tema dell’empatia psicologica e spirituale nei blog precedenti (3 aprile 2020 e 7 aprile 2020), proseguiamo il nostro approfondimento di questo atteggiamento etico, alla luce dell’empatia di Papa Francesco. Alcuni mesi fa, ascoltavo Radio Vaticana e ho sentito il Papa rispondere a un giovane che gli domandava: «Papa Francesco, che cosa posso dire a un giovane che soffre?». Sorprendentemente, il Pontefice ha risposto: «Innanzitutto, non devi dire niente. Devi… ascoltarlo». «Una volta, racconta il Papa, ho ascoltato una persona durante 10 minuti, senza dire niente. E alla fine, questa persona mi ha detto: “Grazie Papa Francesco per il suo aiuto e per i suoi buoni consigli”». E il Papa non aveva detto niente… «Questo vuole dire, continua Bergoglio, che quando una persona si sente veramente accolta, ascoltata, stimata e amata incondizionatamente con amore-carità, la persona inizia a ritrovare fiducia in se stessa e a individuare autonomamente le soluzioni ai suoi problemi». È questa la modalità del vero ascolto empatico! A partire da questo aneddoto, si può comprendere quanto nei suoi insegnamenti, Papa Francesco sottolinei il valore dell’empatia nella relazione con l’altro:nell’accoglienza, nell’ascolto e nel dialogo. Infatti, nel discorso rivolto ai vescovi dell’Asia, nell’agosto 2014, ha dichiarato:…

Verso un approccio transdisciplinare della teologia morale
Boies / 19 Febbraio 2021

Circa due anni fa, il 9 febbraio 2019, durante l’udienza privata che studenti e docenti hanno avuto con lui in occasione del 70o anniversario dell’Accademia Alfonsiana, Papa Francesco, alla luce di Veritatis Gaudium, n. 4[1](VG), ci ha invitato ad adottare e a sviluppare un approccio scientifico inter e transdisciplinare nelle nostre ricerche ecclesiastiche in teologia morale[2]. Pertanto, faremo risaltare l’importanza dell’interdisciplinarità e della transdisciplinarità a partire da VG, n. 4c. Poi, definiremo questi concetti facendo un paragone fra la multi, l’inter e la transdisciplinarità. Infine, evidenzieremo nei numeri 4a, b, d, della VG, i tre requisiti necessari per favorire la transdisciplinarità in teologia morale. 1. Interdisciplinarità e transdisciplinarità nella ricerca teologica (VG, n. 4c) Con la VG, Francesco vuole dare un «nuovo impulso alla ricerca scientifica»[3] nelle Università e Facoltà ecclesiastiche della Chiesa. Secondo il Papa, l’inter e la transdisciplinarità permettono alla ricerca teologica (e dunque alla teologia morale), di aprirsi a «una pluralità di saperi», per apprezzare e comprendere meglio la «ricchezza multiforme»[4] della realtà e della condizione umana. Tuttavia, il Pontefice insiste per dire che questi approcci devono essere «esercitati con sapienza e creatività nella luce della Rivelazione»[5]. Francesco considera che «la riscoperta oggi del principio dell’interdisciplinarità» sia…

Meditazione natalizia con Sant’Alfonso: l’Incarnazione, un’opera di amore e di empatia
Boies / 24 Dicembre 2020

    In occasione della celebrazione del Natale e alla soglia del 150° anniversario di Sant’Alfonso Maria de Liguori come dottore della Chiesa, invito a cogliere il pensiero di San Alfonso da una nuova prospettiva a partire dall’analisi della sua Novena del Santo Natale [= NSN]. È proprio da questo testo che, infatti, si potrà apprezzare quanto Sant’Alfonso, meditando sul mistero dell’Incarnazione, sia riuscito a mettere in luce l’empatia di Dio Padre e di Gesù Redentore verso di noi e, allo stesso tempo, l’empatia di noi stessi verso il Padre e Gesù. Origine e meta pastorale della Novena del Santo Natale Sant’Alfonso nutriva una grande devozione per il mistero dell’Incarnazione e per il Divino Bambino Gesù nel presepe di Betlemme: il Figlio di Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza e redenzione! «L’Emmanuele, Dio con noi» (Mt 1,23). Gesù, il cui nome significa: Dio salva! Fu proprio tale devozione che lo portò, dopo aver terminato (nel 1757) la terza edizione in tre volumi della sua Theologia Moralis, a pubblicare a distanza di un anno un’opera «a cui pensava da anni»[1] e dal titolo: «Novena del santo Natale colle meditazioni per tutti i giorni dell’Avvento sino all’ottava dell’Epifania»[2]….