La “Transizione ecologica”: un progetto politico, economico, sociale e spirituale

16 Aprile 2021

La “Transizione ecologica”: un progetto politico, economico, sociale e spirituale

In occasione della costituzione del nuovo governo guidato da Mario Draghi si è molto parlato di “Transizione ecologica”. In realtà dell’argomento ne parla da più di 10 anni Gaël Giraud, almeno da quando nel 2012 pubblicò a Parigi il suo “Illusion financière. Des subprimes à la transition écologique”, edito in Italia nel 2015 col titolo “Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia” (EMI 2015).

Padre Giraud è dal 2004 gesuita, ma è anche un economista di primo piano: chief economist dell’Agence Francaise de Développement; direttore di ricerche del Centre National de la Recherche Scientifique; membro del Centro di Economia della Sorbona-Laboratorio d’Eccellenza di Regolazione Finanziaria e della Scuola di Economia di Parigi. Attualmente è Research Professor & Director of the Georgetown Environmental Justice Program, alla Georgetown University di Washington dei Gesuiti.

Il libro di Giraud prende le mosse dall’“infarto finanziario” del 2008 che ha generato una grave crisi finanziaria, rapidamente trasformatasi in recessione economica e poi in disoccupazione, scaricando su lavoratori e famiglie i costi maggiori. Il lavoro di Giraud ha vari meriti. Tra questi quello di rendere comprensibili gli aspetti più complessi dell’opaco mondo della finanza internazionale. Infatti, componendo in un quadro chiaro e intellegibile gli aspetti tecnici, istituzionali e culturali del mondo finanziario, Giraud spiega in modo approfondito quali fattori abbiano generato la crisi del 2008: non un evento improvviso ma «la conseguenza di una logica di azione scientemente perseguita da un plesso politico-finanziario che si è impossessato delle leve del potere nelle società avanzate» (M. Magatti).

Un ulteriore importante merito è quello di offrire un orizzonte di lavoro su cui muoversi per conseguire un nuovo modello di sviluppo. La grave crisi del 2008 ha infatti evidenziato l’urgenza di un cambio di paradigma per superare la visione iperindividualistica e ipertecnicizzata affermatasi nei decenni precedenti e causa della crisi. Soprattutto, la narrazione di Giraud permette di constatare come, nonostante il suo ruolo fondamentale, la finanza lasciata a sé stessa possa fare molti danni. Già J.M. Keynes aveva messo in guardia dal «feticcio della liquidità», cioè l’aspetto patologico dei mercati finanziari interessati soltanto ai rendimenti di breve periodo. All’indomani della Grande Crisi del ’29, nel 1933, su “The New Statesman and The Nation”, il grande economista scriveva: «Il decadente capitalismo internazionale, eppure individualistico, nelle cui mani siamo finiti, non è un successo. Non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non fornisce nessun bene».

Giraud allora ricorda che una crescita sostenibile può svilupparsi solo sul lungo periodo coinvolgendo la società nella sua interezza, nelle sue dimensioni umane, tecnologiche, istituzionali, culturali e sociali, con un approccio economico che punti sull’investimento, sulla qualità complessiva della vita economica, istituzionale e ambientale, sulla coesione sociale, lo sviluppo e la valorizzazione delle capacità personali.

In sintesi, la transizione energetica e, più largamente, ecologica ha due obiettivi: anzitutto ridurre le emissioni di CO2 e, più in generale, l’impronta materiale dell’economia; in secondo luogo, adattare i sistemi economici agli sconvolgimenti ecologici già in corso. La ragione dell’urgenza di ridurre le emissioni è dettata inoltre dalla necessità di liberare i sistemi economici dalla dipendenza dai combustibili fossili. Infatti, il calo degli investimenti petroliferi, iniziato già dal 2015, porterà a una mancanza di estrazione e produzione di petrolio. Questo significa che il prezzo dei carburanti nei prossimi anni potrà variare molto e, soprattutto, che in futuro non tutti avranno accesso al petrolio e ai suoi derivati, dato che la quantità sarà ridotta. La sovranità energetica di tanti paesi, Italia in testa, richiede di imparare a fare a meno degli idrocarburi fossili (petrolio, carbone, gas). Lo stesso dicasi riguardo all’indipendenza da alcuni metalli (anche questi risorse non rinnovabili) che stanno diventando scarsi, come il rame, il cobalto e il fosfato, la cui densità di riserve disponibili sta diminuendo considerevolmente da diversi decenni.

In concreto la transizione ecologica si articola su quattro grandi progetti: realizzare il rinnovamento termico di tutti gli edifici, pubblici e privati; sostituire con fonti energetiche rinnovabili gli idrocarburi fossili; passare a una mobilità verde che privilegi il trasporto di persone e merci su rotaia; inventare un’agro-ecologia e un’industria verde, per favorire la “quarta rivoluzione industriale”, quella del riparabile e riciclabile, in termini di acqua, energia, risorse minerarie e rifiuti.

È un grande progetto politico, economico, sociale ma anche spirituale (G. Giraud), infatti «in questo giardino che Dio ci offre, gli esseri umani sono chiamati a vivere in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità… E quando si considera la natura unicamente come oggetto di profitto e di interessi – una visione che consolida l’arbitrio del più forte – allora l’armonia si rompe e si verificano gravi disuguaglianze, ingiustizie e sofferenze» (Papa Francesco 2020). Inoltre, tutto è connesso e non dobbiamo scordare che «non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali» (LS, n. 119).

Leonardo Salutati

Fonte: https://www.ilmantellodellagiustizia.it/marzo-2021/la-transizione-ecologica-un-progetto-politico-economico-sociale-e-spirituale

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