L’empatia compassionevole del buon Samaritano

4 Febbraio 2022
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Gesù è un maestro autentico e ricco d’empatia e di compassione, sia nei suoi atteggiamenti che nei suoi insegnamenti (cf. Gesù modello d’empatia integrale). In questo senso, la parabola del buon Samaritano (Lc 10,33-37) dimostra come le nozioni di empatia e di compassione siano al cuore del messaggio evangelico di Gesù. Vediamo quindi come queste due attitudini debbano ispirare e influire il giudizio morale e la condotta etica del discepolo di Cristo nelle sue relazioni interpersonali.

L’atteggiamento del buon Samaritano è caratterizzato da una percezione morale autenticamente empatica rispetto alla situazione dell’uomo ferito: «Un Samaritano […] passandogli accanto, lo vide e ne ebbe compassione» (v. 33).

Il senso esegetico di questo versetto significa che alla vista dell’uomo gravemente ferito, il buon Samaritano è commosso fino alle viscere; è colto da una compassione viscerale. In altri termini, la scena lo commuove profondamente scatenando in lui una intensa reazione emozionale empatica, così come una reazione compassionevole per aiutare il misero. Pertanto, la capacità del Samaritano di “mettersi nei panni dell’uomo ferito” e di essere sensibile alla sua sofferenza, apre il giudizio morale della sua coscienza all’empatia compassionevole.

Infatti, la compassione spinge il buon Samaritano a prestare soccorso all’uomo ferito attraverso atti concreti: «Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui» (v. 34). Alla luce di questa parabola, si potrebbe dire, metaforicamente, che la compassione rappresenta le “braccia dell’empatia”.

L’atteggiamento misericordioso aggiunge una dimensione spirituale alla nozione d’empatia compassionevole, poiché la compassione misericordiosa del buon Samaritano è una risposta empatica umana, ma ispirata e trasformata dalla grazia divina.

Pertanto, ricorrendo a questa parabola, Gesù fa dell’empatia, della compassione e della misericordia gli elementi costitutivi della condotta morale del suo discepolo. Essere il prossimo dell’altro (v. 36), significa quindi adottare l’atteggiamento del buon Samaritano facendosi testimoni di empatia, di compassione e di misericordia verso colui che soffre: «Và e anche tu fa’ così» (v. 37).

In sintesi, con questa parabola Gesù ci insegna che la nostra vita morale cristiana comporta una doppia conversione: una conversione interiore all’empatia cristiana per vivere il comandamento dell’amore-carità; e una conversione esteriore alla compassione evangelica, al fine di adottare azioni etiche concrete ricche di misericordia verso il nostro prossimo.

Nel numero 67 della sua enciclica Fratelli tutti, Papa Francesco precisa che questa parabola è un’«icona illuminante» che ci offre un’«opzione di fondo» davanti al dolore, alle ferite dei nostri fratelli e sorelle. Così possiamo apprezzare meglio come il buon Samaritano empatico, compassionevole e misericordioso possa illuminare il nostro cammino di crescita.

Mario Boies, C.Ss.R., M.Ps.

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