Un cuore sensibile che ha tempo per l’altro

12 Marzo 2021

(Fonte foto: Wikiquote)

1. Le dense ombre del nostro mondo gravemente malato

Nella sua ultima enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale intitolata Fratelli tutti, il santo padre Francesco scrive che la realtà in cui viviamo, il nostro mondo attuale è coperto dalle dense ombre, che non vanno ignorate[1]. In questo testo ho trovato anche una risposta alla domanda che mi assilla: c’è ancora speranza per il «nostro mondo gravemente malato»[2]?

Nell’enciclica Fratelli tutti, il Papa esplicita – chiamandole per nome – alcune di queste «ombre del nostro mondo moderno»[3]. È un elenco che conosciamo, ma messo insieme offre un’evidenza impressionante su come il mondo sia davvero malato. Le ombre nascono da:

  • gli anacronistici conflitti internazionali che sono stati ritenuti superati, ma purtroppo risorgono di nuovo;
  • il crescente disprezzo per la storia, per tutto ciò che è passato e il rifiuto della ricchezza spirituale e umana costruita dalle generazioni precedenti;
  • un vile gioco di squalifica, manipolazione, soluzioni di marketing in politica che in fondo dovrebbe servire allo sviluppo di tutti e al bene comune;
  • il traffico di esseri umani, di commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato;
  • guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali o religiosi;
  • «aggressività senza pudore» nella comunicazione digitale. «L’aggressività sociale – continua il Papa – trova nei dispositivi mobili e nei computer uno spazio di diffusione senza uguali». Da qui «la violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale».

A queste manifestazioni dense di tenebre avvolgenti il nostro mondo vorrei aggiungere, in linea con le parole del Papa Francesco, il virus ancor più difficile da sconfiggere rispetto al Covid-19. La pandemia ha messo in risalto, infatti, quanto siamo tutti vulnerabili, rimanendo interconnessi.

Il coronavirus, infatti, non è l’unica malattia da combattere. L’attuale pandemia ha portato alla luce varie patologie sociali più ampie. Il virus più difficile da sconfiggere – sempre secondo il papa Francesco – è rappresentato dall’individualismo radicale. «L’individualismo non ci rende più liberi, più uguali, più fratelli. La mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità»[4] – afferma il Papa.

Suor Enrica Rosanna, una religiosa della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, trasferisce questa dimensione nel mondo della vita consacrata e ammette: «La sofferenza di molte comunità religiose sta nell’individualismo». E lo qualifica come «quell’incapacità a percepirsi, sia in comunità̀ sia nelle opere, in sintonia con gli altri, consorelle o confratelli. Ci possono essere persone singolarmente eccellenti in una comunità, che però operano slegate dall’insieme. Le comunità vive, toccate dall’azione dello Spirito, sono un “corpo”, diversificato sì in funzioni, ma organicamente unito dal vincolo della carità e della missione»[5].

2. La luce di uno sconosciuto sulla strada

Per indicare una luce per tutto quello che stiamo attraversando in mezzo a queste «tenebre dense che non vanno sottovalutate», nell’enciclica Fratelli tutti, il santo padre Francesco evoca la nota parabola lucana del samaritano misericordioso (cf. Lc 10,25-37). Il Papa indica una fonte inattesa di luce nella figura di “uno straniero sulla strada”. È appunto il samaritano, lo straniero ed escluso, che brilla di luce sanante perché ha “un cuore sensibile” per l’altro e decide di “avere tempo” per l’altro.

Proprio questo straniero, nel suo comportamento, diventa una luce per noi, per rischiarare l’oscurità che ci circonda. Ci ricordiamo facilmente che nella parabola vi è un uomo aggredito, ferito, lasciato a terra lungo la strada. Diverse persone gli passano accanto, ma tutti se ne vanno via, non si fermano. Sono persone con funzioni importanti nella società. Tuttavia non sono capaci di perdere alcuni minuti per assistere il ferito o almeno per cercare l’aiuto.

Uno però si è fermato. Uno solo gli ha offerto vicinanza. Uno fra tutti lo ha curato con le sue stesse mani. Uno per tutti ha pagato per il ferito di tasca propria e si è occupato di lui fino in fondo. 

Soprattutto, quello “Straniero” ha dato al bisognoso abbandonato lungo la strada un qualcosa che ci manca tanto spesso in questo mondo frettoloso: ha saputo dargli il proprio tempo. Sicuramente, egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito e lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo. «Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finché queste non ci toccano direttamente»[6], commenta il Papa, e parla anche di noi, cristiani!

Per l’oscurità del mondo che ci fa male, il Papa Francesco ci indica – appunto – una luce. Con questa parabola lucana illuminante, egli suggerisce la scelta che dovremmo fare, l’opzione di fondo che abbiamo bisogno di compiere per ricostruire questo mondo che ci dà pena. Davanti a tanto dolore, a tante ferite che ci fanno male, l’unica via di uscita è essere come il buon samaritano.

Francesco aggiunge qui delle parole forti: «Ogni altra scelta conduce o dalla parte dei briganti oppure da quella di coloro che passano accanto senza avere compassione del dolore dell’uomo ferito lungo la strada»[7]. La parola di Gesù è inequivocabile qui: questo «abbassarsi di uno per prendere l’altro in braccio è una luce, questo cuore sensibile che decide di avere il tempo per aiutare il prossimo è la luce». Secondo Francesco, esistono ancora persone che lo fanno e diventano così delle «stelle in mezzo all’oscurità»[8].

Nell’esortazione sulla santità nel mondo moderno Gaudete et exsultatePapa Francesco aveva prima ammesso che spesso – per loro la santità “quotidiana” – le persone che vivono accanto a noi «sono il riflesso della presenza di Dio»[9]. Sicuramente, ognuno di noi si è fermato più volte negli edifici sacri per ammirare i loro vetri colorati nelle finestre. Il vetro colorato mostra tutta la sua bellezza soltanto quando viene penetrato da una luce esterna, dalla luce del sole. Credo che le figure dei santi nei vetri colorati esprimano bene l’essenza della santità. La santità è come le figure sulle vetrate: esse brillano, deliziano, illuminano irradiano la luce non propria, ma quella di Dio che rifulge in loro!

(continua)

p. Krzysztof Bielinski, CSsR


[1] Francesco, Fratelli tutti. Enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2020, n. 54.

[2] Cf. Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia, Sagrato della Basilica di San Pietro Venerdì, 27 marzo 2020, in http://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2020/documents/papa-francesco_20200327_omelia-epidemia.html [accesso 24.01.2021]

[3] Cf. Francesco, Fratelli tutti, nn. 11-44.

[4] Francesco, Fratelli tutti, n. 105.

[5] E. Rosanna, “Eucaristia: Scuola di relazione e di testimonianza. Risonanze per la vita religiosa”, in http://www.diocesiportosantarufina.it/dfiles/fedit/24_03_2012%20usmi_a(1).pdf [accesso 24.01.2021].

[6] Francesco, Fratelli tutti, n. 64.

[7] Francesco, Fratelli tutti, n. 67.

[8] Francesco, Fratelli tutti, n. 222.

[9] Francesco, Gaudete et exsultate, Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo (19.03.2018), in AAS 110 (2018), n. 7.

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