Patto educativo globale: il ruolo dell’università (Parte 2/2). Un processo interattivo, dinamico e inclusivo

13 Novembre 2020

(Fonte_ GlobalCompact on Education)

L’educazione non può essere intesa come un modellare l’altro inculcandogli valori e ideali previamente elaborati. Questo sarebbe istruire non educare. Nella sua opera pastorale e formativa, l’educatore deve sviluppare la creatività propria dell’artista, perché non esistono risposte sempre valide da applicare in modo automatico.

Più che un trasferimento lineare, l’educazione è un processo di aiuto reciproco, finalizzato a far sì che ciascuno scopra la propria identità e diventi sempre più se stesso. Più che un programma da trasmettere, l’educazione è un’alleanza da stabilire per avanzare insieme, nel rispetto reciproco, verso la verità.

Usando l’espressione “patto” oppure “alleanza educativa”, il Papa mette in risalto l’importanza del dialogo nel rispetto affettuoso della diversità. Secondo Paolo Freire, non si tratta tanto di educare un altro, quanto piuttosto di educarci insieme affrontando le sfide quotidiane. “Nessuno educa nessuno. Nessuno si educa da solo. Gli uomini si educano tra di loro, mediati dal mondo”.

Veritatis Gaudium prospetta il constituirsi di una vera cultura dell’incontro attraverso il dialogo, la fraternità, il discernimento e il “fare rete” (VG pr. 1 e 4), in modo da poter giungere a una pluralità di saperi.

“Indispensabile diventa la creazione di nuovi e qualificati centri di ricerca in cui possano interagire […] studiosi provenienti dai diversi universi religiosi e dalle differenti competenze scientifiche, in modo da «entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità»” (VG pr. 5).

Infatti, “educare esige di entrare in un dialogo leale”, superando l’indifferenza globalizzata di questa società che “ci rende vicini, ma non ci rende fratelli” (CV 19).

Educare alla relazione e alla costruzione della comunità

Un’altra grande sfida che l’università deve affrontare è l’attuale mancanza di solidarietà ed empatia. “Le nostre società sono caratterizzate da un crescente individualismo e dalla divisione”. Curiosamente, gli utenti più frequenti delle nuove tecnologie della comunicazione tendono ad essere i meno empatici.  A livello globale, “una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare” (LS 50), privando così molte persone di una vita dignitosa.

Per far fronte a queste sfide, l’università deve aiutare le persone ad “abitare l’educazione”, inserendola nella rete della vita, con i suoi volti, luoghi e legami. Ben inserita nella realtà concreta delle persone, aiuterà a riflettere sui bisogni sociali, attraverso dibattiti e azioni concrete, in modo che ognuno si senta stimolato ad accrescere le proprie conoscenze e competenze attraverso un servizio solidale alla comunità (service learning). Pertanto, l’attività educativa dovrà essere un laboratorio dove si potrà imparare a collegare armonicamente l’apprendimento e il servizio sociale alle comunità in cui gli studenti sono inseriti, potenziando i valori della cittadinanza attiva e della cura dell’ambiente.

A modo di conclusione

È giunto il momento di intraprendere un serio cammino educativo verso una visione più olistica ed integrale della realtà che ci aiuti a potenziare i beni relazionali rispetto a quelli economici, ripristinando le nostre quattro relazioni fondamentali: con Dio, con gli altri, con noi stessi e con il creato. In questo cammino educativo, l’università deve assumere un ruolo fondamentale.

Le informazioni scientifiche si sono rilevate insufficienti a provocare un cambiamento di mentalità e di stile di vita. Servono soprattutto di motivazioni interiori profonde e convincenti. Papa Francesco ribadisce che “le convinzioni di fede offrono ai cristiani, e in parte anche ad altri credenti, motivazioni alte per prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili” (LS 64). Infatti, “se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea” (LS 11).

Occorre, quindi, intraprendere un cammino educativo che rafforzi in tutti “la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti” (LS 202), fino a costruire un villaggio globale dell’educazione. I diversi ambiti educativi (scuola/università, famiglia, spiritualità, Media, catechesi, ecc.) possano promuovere una prospettiva olistica, che metta in evidenza la relazione e l’interdipendenza di tutti gli esseri. In questo modo, l’uomo e tutte le creature potranno tornare a “darsi amichevolmente la mano” (LS 106).

p.

(Fonte_ GlobalCompact on Education)

Martín Carbajo Núñez, OFM

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