Auguri del Preside, Natale 2018

Carissimi,

L’approssimarsi del Natale mi dà la possibilità di scrivere un veloce messaggio di auguri a tutta la comunità Accademica dell’Alfonsiana, studenti, docenti, collaboratori tutti, ex studenti e amici che ci seguono e ci sostengono.

Alfonso de Liguori – a cui la nostra accademia si ispira nel suo fare teologia morale – ha cantato in versi e melodie il grande mistero dell’incarnazione. I suoi canti natalizi invitano a fare del nostro cuore una capanna per accogliere il Bambino che porta la salvezza. Nei canti alfonsiani il Bambino Gesù è colui che riunisce, riconcilia l’umanità con Dio, e la tenerezza che ispira ed apre il cuore alla speranza.

Mi permetto di proporre alla vostra riflessione un piccolissimo verso che nella lauda natalizia Fermarono i cieli così recita «Fermarono i cieli / la loro armonia, /cantando Maria / la nanna a Gesù».

In questo versetto così breve, ma altrettanto denso, sono posti alla nostra attenzione tre dimensione della storia della salvezza:

  • Dio che con l’incarnazione entra nella nostra storia;
  • il Bambino che ci è  dato e di cui bisogna prendersi cura con delicatezza.
  • Maria proposta come modello di accoglienza;

In poche righe sono racchiusi tre piste di riflessione per fare insieme, come comunità accademica, teologia morale.

Il primo motivo di riflessione è il mistero dell’incarnazione nella storia. Dio ha scelto di attrarre gli uomini a sé con legami di amore per mezzo di un Bambino capace di legare a sé il cuore dell’uomo. L’incarnazione letta in questa chiave ci svela il senso profondo della Kenosi misericordiosa del Dio fattosi bambino. A partire da questa visione Alfonso ci suggerisce di fare teologia incarnandoci in quelle che oggi papa Francesco ha definito “periferie umani ed esistenziali” per annunciare la Salvezza.

Il secondo motivo di riflessione ci è dato dal nostro prenderci cura gli uni degli altri come la Sacra Famiglia si è presa cura del Figlio di Dio. La Gaudium et spes ci ricorda che «Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; […] Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l’esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato. Il cristiano poi, reso conforme all’immagine del Figlio che è il primogenito tra molti fratelli riceve «le primizie dello Spirito» (Rm8,23) per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dell’amore» (n. 22).

Infine il terzo motivo di riflessione è dato da Maria. La sua maternità, ci apre alla speranza, invitandoci a dire con fiducia il nostro sì a Dio. Non si tratta di dimenticare i problemi, ma affrontarli con la consapevolezza, che essi sono inseriti nella storia della salvezza. Maria ci invita a pensare la teologia morale come riflessione sulla vera libertà capace di includere e mai escludere la vita perché si fida di Dio.

Tutto ciò ci stimola a sviluppare una teologia morale capace di articolare la responsabilità del popolo di Dio, nei suoi vari ministeri, per prendersi cura del creato interno e rispondere alla legge dell’amore.

Concludo queste poche righe augurando a tutti un Natale di santità e con l’invito di continuare a camminare insieme come un’unica comunità accademica alla ricerca della verità salvifica.

Alfonso V. Amarante, C.Ss.R.
Preside dell’Accademia Alfonsiana

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