I docenti di teologia morale leggono “Fratelli Tutti”

I docenti di teologia morale leggono “Fratelli Tutti”

I docenti di teologia morale leggono

“Fratelli Tutti”

Nel pomeriggio di Giovedì 29 ottobre, presso l’aula magna dell’Accademia Alfonsiana, la commissione per le attività culturali ha proposto un incontro dal titolo “I docenti di Teologia Morale leggono Fratelli tutti”, l’enciclica di papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale. Sono intervenuti i professori McKeever, Fidalgo e Salutati.

Al professor McKeever che ha preso per primo la parola, spettava illustrare la parte politica. Ci ha tenuto a precisare, che anzitutto bisogna individuare il genere letterario per capire e apprezzare il testo in esame, lo scopo, lo stile, i contenuti e i destinatari. Bisogna fare quindi due considerazioni, è un’enciclica sociale, ma può essere letta anche come un compendio sociale. A suo parere sono due i temi centrali, ovvero populismo e migrazione. Il testo riguardo questi temi dice che la fraternità universale e l’amicizia sociale sono alla base delle risposte fornite dal pontefice riguardo queste grandi questioni. A proposito del populismo il papa delinea un quadro generale, nel quinto capitolo, tratta propriamente dell’aspetto politico. I popoli oggi fanno un uso ed un abuso dell’idea di popolo. Nel populismo c’è l’idea a manipolare le paure e i problemi del popolo per avere un vantaggio alle urne. C’è quindi la chiara ed aperta denuncia di certe politiche nazionale ed internazionali; si denunciano gli abusi nei traffici umani, la mancanza di accoglienza di alcuni paesi che rappresentano luogo di approdo dei migranti, infine scarsa o assenza collaborazione internazionale. A monte di tutto questo deve essere compresa e vissuta la fraternità universale e l’amicizia sociale. In virtù del fatto che si è figli, bisogna capire e aiutare i fratelli che vivono la sofferenza. In entrambi i casi la postura iniziale è necessaria per lo sviluppo di tutte queste dimensioni. Si arriva così alla domanda su utopia e realpolitik: ci si interroga se fraternità universale e amicizia sociale sono idee utopiche, e possono guidare il nostro agire, se questi 7 miliardi di persone si decidessero per l’apertura.  Questo sarebbe un fatto politico davvero rivoluzionario, a tutti i livelli, dal personale, familiare, all’internazionale.

Al professor Fidalgo invece è stata riservata la dimensione antropologica. Parte da Fratelli tutti al n. 8: “possiamo far rinascere in tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità”. Da qui si può dire che fraternità e amicizia sociale sono un cambiamento antropologico. L’umanità alle volte va verso un cammino che disumanizza. Troppe le antropologie riduzioniste. Troppo individualismo. Il papa  cita il filosofo Marcel,  per posizionare la storia in posizione umanistica, relazionale. Grande sogno antropologico di Dio “sogniamo come viandanti fatti della stessa carne umana…tutti fratelli” (FT 8). Il sogno è iscritto nella natura umana come apertura verso gli altri.  Al numero 22 leggiamo che è bene sognare e camminare insieme, avviare processi e progetti comuni. Solo in questo modo possono emergere le priorità; lo sguardo è in continuo confronto con la realtà. Dignità della persona umana, nel lavoro, nello sviluppo storico. Condividere nel sogno e nel dialogo, non solo come strategia ma come luogo fondamentale per l’esistenza. Si individuano infine delle caratteristiche antropologiche presenti nella parabola del buon Samaritano, ovvero un umanesimo che si fa carico della realtà, che si occupa della realtà e che si impegna con la realtà.

Infine l’ultima parte, ovvero quella economica spetta al professor Salutati, il quale pone in risalto alcuni aspetti che interessano l’economia e la condizione sociale. Ribadisce il fatto che siamo iperconnessi, ma poi viviamo un’estrema frammentazione.  La finanza parla di aprirsi al mondo, ma questo apre solo agli interessi di pochi. Nel mercato i soggetti sono consumatori e osservatori. In questo modo la politica diventa sempre più fragile, in balia dei poteri economici. Come proiezione si genera così l’individualismo radicale. Nel testo si ribadisce che la mera somma degli interessi individuali non è capace di generare il bene dell’umanità. Molti si ingannano, questo sta alla base della visione ideologica del liberismo economico radicale. Sembra virtuoso il principio dell’accontentarsi, ma questo impoverisce la società e spinge alla rivoluzione. Riguardo questo orizzonte operativo del mondo economico e sociale, il papa dice che la ricaduta sarebbe favorevole sui diversi strati sociali, con maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Quindi quando l’economia si espande tutti ne dovrebbero giovare, ma afferma anche che questo non basta perché si rischia di avere una economia della esclusione e chi si è trovato nel fondo della scala sociale subisce le maggiori conseguenze. Oggi la disuguaglianza dei redditi ha raggiunto livelli inaccettabili. A questo riguardo l’enciclica denuncia la fragilità delle società mondiali di fronte alla pandemia. Ancora la disuguaglianza sociale continua a fare stragi. A livello globale la società mondiale non è la somma dei vari paesi, serve una nuova rete nelle relazioni internazionali, bisogna considerare i paesi più poveri, per garantire la sussistenza al progresso. Citando Fratelli tutti al n. 163, si dice che è necessaria una riforma delle istituzioni e dell’architettura economica internazionale.  L’intervento si conclude affermando che l’enciclica in questione è un testo indubbiamente stimolante sia per i governanti, ma per tutti noi, per il mondo del terzo millennio; è andare al di là della nostra miopia occidentale.

 

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