Amazzonia. Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale

 

La Chiesa sia alleata dei popoli amazzonici.

Incontro-dibattito presso l’Accademia Alfonsiana

 

Mercoledì 27 novembre l’Accademia Alfonsiana è stata lieta di accogliere presso l’Aula Magna padre Raffaele Lanzilli sj, per ascoltare la sua testimonianza in merito all’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Pan-Amazzonica, celebrata a Roma dal 6 al 27 ottobre 2019. Il padre gesuita, invitato dalla Commissione per le attività culturali per l’incontro-dibattito con la comunità accademica del nostro Istituto, per oltre vent’anni è stato impegnato pastoralmente nelle diocesi di Tirana e Scutari in Albania e dal 2015 è membro della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

Quella di ottobre – ha esordito il padre di origini campane – è solo una tappa di un percorso molto più articolato iniziato con un’ampia consultazione nel 2017, che ha visto il coinvolgimento non solo delle varie Conferenze Episcopali, ma di tutto il popolo di Dio. Questa prima fase si è conclusa con la stesura dell’Instrumentum Laboris, che ha consegnato ai padri sinodali… l’agenda di lavoro, i diversi temi sui quali riflettere, in vista dell’elaborazione del Documento finale.

Proprio sull’argomentazione di alcuni punti trattati nel dibattito e accolti nel documento da sottoporre al Santo Padre, si è soffermato il padre gesuita che, anzitutto, ha ribadito l’idea centrale più volte rilanciata nel corso dell’assise sinodale: «La Chiesa sia alleata dei popoli amazzonici» (n. 4). Si tratta di un’affermazione che purtroppo, secondo p. Lanzilli, non ha trovato grande eco nell’opinione pubblica, troppo concentrata su questioni intra–ecclesiali emerse solo marginalmente nel corso dell’Assemblea (cf. n. 103; 111). Essere alleata dei popoli amazzonici vuol dire essere presente, vicina, «per denunciare gli attacchi alla vita delle comunità indigene, i progetti che colpiscono l’ambiente, la mancanza di delimitazione dei loro territori, così come il modello di sviluppo predatorio ed ecocida» (n. 46). Una vera e propria scelta di campo, dunque, al fianco non solo dei popoli ma anche della terra, da difendere contro ogni forma di inquinamento e di distruzione. A tal proposito, i padri sinodali hanno proposto di creare ministeri specifici per la cura della “casa comune”, promuovendo l’ecologia integrale e denunciando ogni forma di peccato ecologico, definito come «un’azione o un’omissione contro Dio, contro gli altri, la comunità e l’ambiente, […] un peccato nei confronti delle generazioni future» (n. 82).

Il padre gesuita è passato, così, alla descrizione del documento, imperniato sul concetto di “conversione integrale”, che viene a sua volta strutturato in quattro ambiti: conversione pastorale, conversione culturale, conversione ecologica e conversione sinodale. Conversione che riguarda, evidentemente, non solo il percorso spirituale dei singoli fedeli, ma anche la Chiesa, chiamata a essere in uscita. Si tratta di valorizzare la cultura delle popolazioni indigene, sostenendole nelle lotte per i loro diritti. La missione delle comunità ecclesiali è, infatti, quella di annunciare la Buona Novella del Regno di Dio, denunciando situazioni di peccato, strutture di morte, violenza e ingiustizie, e promuovendo il dialogo interreligioso ed ecumenico (cf. n. 48). Secondo p. Lanzilli, sulla valorizzazione dell’identità amazzonica si sono più volte soffermati i padri sinodali, ricordando di porre accanto al concetto di inculturazione quello di interculturalità: «L’evangelizzazione della Chiesa non è un processo di distruzione, ma di consolidamento e di rafforzamento di tali valori; un contributo alla crescita dei semina Verbi presenti nelle culture» (n. 54).

Seguendo la classica tripartizione (vedere/ascoltare; giudicare/discernere; agire/attuare), il testo da presentare al Santo Padre – ha aggiunto il nostro relatore – pone accanto alla lettura della realtà amazzonica, la possibilità di attuare nuevos caminos, per applicare a questo contesto specifico ciò che la Lettera Enciclica Laudato si’ ha affermato a livello teorico: «Tutto è connesso. […] Come i diversi componenti del pianeta – fisici, chimici e biologici – sono relazionati tra loro, così anche le specie viventi formano una rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere» (LS, n. 138).

L’ultima parte della relazione è stata dedicata al concetto di buen vivir che – per le popolazioni indigene amazzoniche – rappresenta non tanto una vita comoda e tranquilla, quanto la possibilità di vivere in armonia con se stessi, con la natura, con gli altri e con el ser supremo. Si tratta di un vero e proprio paradigma etico grazie al quale cogliere la intercomunicación tra le parti del cosmo, nel quale ciascuno è chiamato a contribuire alla costruzione di un progetto di vita abbondante non solo per l’umanità, ma per tutti i beni della creazione (cf. n. 9). Ed è proprio questo atteggiamento a rappresentare il grande monito che dall’Assemblea Speciale di ottobre raggiunge anche le nostre comunità ecclesiali, sempre più alle prese con sfide analoghe. «In Amazzonia l’acqua ci lega, non ci separa!» (n. 9). Questa affermazione, più volte ribadita dai padri sinodali, rappresenta, infatti, una grande sfida non solo per la regione Pan-Amazzonica – ha concluso il padre gesuita – ma anche per chi ogni giorno assiste alla trasformazione del Mare nostrum, da sempre crocevia di idee e scambi commerciali, in barriera divisoria tra popoli e culture.

Gennaro Busiello

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Il 27 novembre 2019 si è svolto nell’aula magna dell’Accademia Alfonsiana l’incontro-dibattito sul recente Sinodo dei Vescovi della Regione Amazzonica (6-27 ottobre 2019) dal titolo: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Si è trattato di un evento organizzato dalla Commissione Attività Culturali dell’Accademia come occasione di dialogo tra studenti e professori con il p. Raffaele Lanzilli SJ, membro della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

Dopo una breve introduzione sulle tipologie del Sinodo dei Vescovi, con la precisazione che quello sull’Amazzonia è stato di tipo speciale (l’undicesimo in particolare), ossia dedicati a specifiche zone geografiche, c’è stato un momento di brainstorming, nel quale dall’assemblea sono venuti degli spunti su alcuni argomenti di approfondimento.

Il p. Lanzilli ha quindi iniziato il suo intervento, precisando innanzitutto come l’Assemblea generale, sulla quale si è focalizzata praticamente tutta l’attenzione dei media internazionali (e su alcuni temi in particolare, nemmeno troppo rilevanti), è stata in realtà una delle tappe di un percorso più ampio, iniziato con uno stadio preliminare di consultazione presso settori più ampi possibili del popolo di Dio, e che è ora proteso in una fase di attuazione, nel quale la Chiesa tutta è chiamata a lasciarsi provocare dalle riflessioni emerse nel corso dell’assise sinodale.

La parte centrale della relazione ha riguardato soprattutto il documento finale inviato al Pontefice dai Padri sinodali, del quale sono stati sottolineati alcuni termini-chiave. Il primo è l’aggettivo «integrale», che compare principalmente nell’espressione «ecologia integrale»: difesa della natura significa difesa vita umana, in quanto «tutto nel mondo è intimamente connesso» (Laudato si’, n. 16). Il secondo è la parola «conversione», che è da attuare secondo quattro dimensioni suggerite dal Papa stesso (pastorale, culturale, ecologica, sociale), per essere, appunto, anch’essa «integrale». Infine le proposte di «nuovi cammini», le quali scandiscono la fine di ogni capitolo del documento, ma che di fatto lo costellano in ogni sua parte.

In particolare, con «nuovi cammini» si intende il lavoro di discernimento della voce dello Spirito che conduce la Chiesa a nuove vie di presenza, di evangelizzazione, di dialogo interculturale (che supera l’idea di un’inculturazione spesso intesa in senso paternalistico, aprendosi alle nuove prospettive che le culture amazzoniche possono portare per scoprire ricchezze ancora insondate del Vangelo). Da ciò discende il ruolo della Chiesa come alleata dei popoli dell’Amazzonia. Con ciò si intende che i protagonisti della cura dei diritti dei popoli e della natura in questa regione sono le stesse comunità amazzoniche; in un tale contesto, la Chiesa si allea con quelli che sono elementi positivi delle stesse, cammina insieme a loro, denunciando gli attentati contro la vita delle comunità indigene.

Uno di questi elementi positivi è in particolare il concetto di «buen vivir», da comprendere non in modo edonistico come un vivere comodi (bien vivir), ma secondo una valenza prettamente etica: consiste nel comprendere la centralità del carattere relazionale trascendente degli esseri umani e della creazione, e suppone un “ben fare” (che non è semplice “fare bene”). Questa maniera integrale di rapportarsi alla vita si esprime in un modo peculiare di organizzarsi che parte dalla famiglia e dalla comunità e che raggiunge un uso responsabile di tutti i beni della creazione (relazione integrale). Il “buon vivere” si realizza quindi pienamente nelle Beatitudini. Questo è uno dei contributi che le culture amazzoniche possono dare per il bene della Chiesa intera.

L’incontro-dibattito è terminato con uno scambio di domande e riflessioni tra il relatore e la comunità di professori e studenti dell’Accademia.

Andrea Pizzichini

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