Fraternidad/sororidad abierta y universal. Don y conquista…
Fidalgo / 31 Dicembre 2020

La propuesta de una «fraternidad universal» no es ciertamente nueva en nuestra historia, desde diversos ángulos se la ha buscado. Con mayores o menores aciertos. Ha habido diversos grupos que incluso buscando dicho ideal se han dividido entre ellos por tener diferentes modos de buscarla y de concretarla. Esto podría llevar a renunciar y a no seguir insistiendo, o por el contrario podría simplemente indicar la necesidad de seguir intentando encontrar nuevos y posibles caminos de realización. El papa Francisco, en continuidad con la mejor tradición cristiana y la impronta del Vaticano II, estaría por estos intentos. Su propuesta tiene sus peculiaridades, acentúa que dicha fraternidad/sororidad además de ser universal, debe ser abierta, sin fronteras, inclusiva, respetuosa de las diversidades y, fundamentalmente, respetuosa de la común e inalienable dignidad humana. Frente a esta propuesta encontraremos sin dudas normales reacciones que incluyen rechazos, escepticismos y acogidas muy variadas. La pregunta es si el tiempo histórico está lo suficientemente maduro como para no quedarnos allí, en las primeras y comprensibles variopintas reacciones, y poder ir más allá realizando pasos concretos de encuentro y abriendo procesos de diálogo mediante los cuales se pudiera ir abandonando trincheras y abriéndose a nuevas configuraciones identitarias, personales…

Al fin di chiamarlo per nome… Meditazione con Sant’Alfonso e papa Francesco
Donato / 29 Dicembre 2020

«Con cuore di padre: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli “il figlio di Giuseppe”. I due Evangelisti che hanno posto in rilievo la sua figura, Matteo e Luca, raccontano poco, ma a sufficienza per far capire che tipo di padre egli fosse e la missione affidatagli dalla Provvidenza»[1]… …accanto al sì di Maria, si pone sullo “sfondo” dell’evento dell’Incarnazione anche il sì di Giuseppe. Di fianco all’apparizione che coinvolge la prima, vi è il sogno che vive il secondo[2]. Ad entrambi il compito di “dare il nome” al Figlio di Dio (Mt 1,21), di “offrire” all’umanità la possibilità di chiamarlo a sua volta per nome, così da riconoscerlo e riconoscerne, contestualmente, la missione di salvezza: «egli salverà il suo popolo dai suoi peccati». Il sì silenzioso ma eloquente di Giuseppe Dio grande e misericordioso, che tra gli umili poni la tua dimora, concedi alla tua Chiesa la fecondità̀ dello Spirito, perché́, sull’esempio di Maria, accolga il Verbo della vita e, come madre gioiosa, lo consegni all’attesa delle genti. Per il nostro Signore Gesù̀ Cristo. (Colletta IVa domenica) Discendendo in terra a salvare l’uomo, il Verbo Eterno «discende dal seno del suo Padre divino, dove…

Meditazione natalizia con Sant’Alfonso: l’Incarnazione, un’opera di amore e di empatia
Boies / 24 Dicembre 2020

    In occasione della celebrazione del Natale e alla soglia del 150° anniversario di Sant’Alfonso Maria de Liguori come dottore della Chiesa, invito a cogliere il pensiero di San Alfonso da una nuova prospettiva a partire dall’analisi della sua Novena del Santo Natale [= NSN]. È proprio da questo testo che, infatti, si potrà apprezzare quanto Sant’Alfonso, meditando sul mistero dell’Incarnazione, sia riuscito a mettere in luce l’empatia di Dio Padre e di Gesù Redentore verso di noi e, allo stesso tempo, l’empatia di noi stessi verso il Padre e Gesù. Origine e meta pastorale della Novena del Santo Natale Sant’Alfonso nutriva una grande devozione per il mistero dell’Incarnazione e per il Divino Bambino Gesù nel presepe di Betlemme: il Figlio di Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza e redenzione! «L’Emmanuele, Dio con noi» (Mt 1,23). Gesù, il cui nome significa: Dio salva! Fu proprio tale devozione che lo portò, dopo aver terminato (nel 1757) la terza edizione in tre volumi della sua Theologia Moralis, a pubblicare a distanza di un anno un’opera «a cui pensava da anni»[1] e dal titolo: «Novena del santo Natale colle meditazioni per tutti i giorni dell’Avvento sino all’ottava dell’Epifania»[2]….

Covid-19: la questione dei vaccini
Faggioni / 22 Dicembre 2020

Il Covid-19, causato dal coronavirus Sars-CoV-2, si è diffuso nel mondo come un’ondata di piena inarrestabile. Non ci sono ancora terapie efficaci. Si è puntato molto sullo sviluppo di un vaccino e per questo sono scesi in campo i più importanti laboratori e le più potenti multinazionali del farmaco. Oltre all’indubbio desiderio umanitario di arginare la pandemia, non si può sottacere l’enorme ritorno economico che verrà a chi riuscirà a produrre un vaccino sicuro ed efficace. Negli Stati Uniti la biotech Moderna ha già ricevuto dal Governo la cifra impressionante di 2,5 miliardi di dollari, ma ha garantito in cambio la messa a disposizione di 100 milioni di dosi, di cui 15 milioni prima della fine dell’anno. L’impennata della Pfizer in Borsa all’indomani dell’annuncio di aver completato la sperimentazione del suo vaccino dà un’idea del giro di interessi che sta dietro a queste ricerche. La distribuzione del vaccino nei Paesi poveri ha già attivato la cooperazione internazionale e, da parte dei produttori di vaccini, è già iniziata la battaglia dei prezzi. La necessità di arrivare rapidamente a un vaccino può indurre a essere meno rigorosi nel rispetto delle norme e procedure che regolano la sperimentazione. Se si segue l’iter usuale,…

L’attesa è… ricerca gioiosa. Meditazione di Avvento con Sant’Alfonso e papa Francesco
Donato / 21 Dicembre 2020

  «L’invito alla gioia è caratteristico del tempo di Avvento: l’attesa della nascita di Gesù, l’attesa che viviamo è gioiosa, un po’ come quando aspettiamo la visita di una persona che amiamo molto, ad esempio un amico che non vediamo da tanto tempo, un parente… Siamo in attesa gioiosa»[1]. …dunque non un’attesa passiva ma attiva, perché paziente e costante (cf. IIa lettura della terza domenica d’avvento; 1Ts 5,16-24) come quella del Battista «che – eccettuando la Madonna e san Giuseppe – per primo e maggiormente ha vissuto l’attesa del Messia e la gioia di vederlo arrivare (cf. Gv 1,6-8.19-28)»[2]. Sei tu… o dobbiamo attendere un altro O Dio, che chiami gli umili e i poveri a entrare nel tuo regno di pace, fa’ germogliare tra noi la tua giustizia, perché viviamo nella gioia l’attesa del Salvatore che viene. (Colletta IIIa domenica) Un’attesa “salutare” Nella sua quarta meditazione d’Avvento, sant’Alfonso offre un’interpretazione potremmo dire “salutare” – nel senso eminentemente alfonsiano – della “attesa” del Redentore alla quale l’umanità è stata chiamata a prepararsi. Dio Padre – scrive il de Liguori – «lasciò passare quattro mila anni dopo il peccato di Adamo prima di mandare in terra il suo Figlio a redimere…

El valor y el sentido del perdón según Fratelli tutti
Fidalgo / 17 Dicembre 2020

  El papa Francisco parte de la dura constatación que nos pesa un mundo cuyas mayores sombras son la cerrazón, la fragmentación, el individualismo y las heridas deshumanizantes que nuestros estilos y sistemas de vida producen. Desde este contexto se anima a reproponer el sueño y el camino humano y cristiano fundamental: el de una «fraternidad/sororidad abierta y universal», que sea capaz de animar y sostener una «amistad social», por medio de la cual se puedan a su vez animar y sostener procesos de transformación paradigmática, con el solo fin de lograr una vida más digna y libre, en paz, en armonía entre los seres humanos, los pueblos y el ecosistema. Con estas perspectivas propone la recuperación y el lanzamiento de una praxis de «la mejor política», animada por «el amor político» y el ejercicio de un poder local e internacional que mire más por las personas que por los meros beneficios y oportunismos. Propone la generación de una nueva «cultura del encuentro», donde «el diálogo y la amistad social» vengan a ser la motivación y el soporte fundamental para poder lograr «verdaderos consensos» en la búsqueda de la verdad y de las mejores estrategias en orden a ir más…

Accoglienza e speranza… Meditazione di Avvento con Sant’Alfonso e papa Francesco
Donato / 14 Dicembre 2020

  «In questi giorni, …in tante case vengono preparati l’albero di Natale e il presepe… Sono segni di speranza, specialmente in questo tempo difficile. Facciamo in modo di non fermarci al segno, ma di andare al significato, cioè a Gesù, all’amore di Dio che Lui ci ha rivelato, andare alla bontà infinita che ha fatto risplendere sul mondo. Non c’è pandemia, non c’è crisi che possa spegnere questa luce. Lasciamola entrare nel nostro cuore, e tendiamo la mano a chi ha più bisogno. Così Dio nascerà nuovamente in noi e in mezzo a noi»[1]. Nella solennità dell’Immacolata Concezione, da poco celebrata, abbiamo avuto modo di “riscoprire” nuovamente in Maria l’icona della “accoglienza” e della “speranza”. Nella pagina liturgica di questa solennità, vi sono almeno due forme verbali che più di altre esprimono, e potremmo dire “dispongono” Maria all’accoglienza: il verbo “entrare”, e il verbo “concepire”. Sono termini che in qualche modo “necessitano” il “permesso”, ovvero interpellano la libertà dell’altro, perché lo “interrogano” sulla possibilità di poter-voler o non poter-voler accogliere. Di contro, gli stessi termini, potrebbero esprimere “violenza” laddove il volere, la libertà dell’altro, non venissero rispettati. Altra luce su questi termini possiamo riceverla rileggendoli nel loro contesto argomentativo: «Entrando…

Samaritanus bonus: rimanere accanto a chi soffre
Faggioni / 11 Dicembre 2020

  Il 25 giugno 2020, il Santo Padre ha approvato la Samaritanus bonus, una Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. La Samaritanus bonus si pone in continuità con il ricco magistero sui temi del fine vita, ma con caratteristiche proprie. Essa risponde a un mutato contesto culturale, medico e giuridico, e riflette lo stile pastorale di papa Francesco e la sua attenzione per gli aspetti di fragilità e vulnerabilità dell’esperienza umana. La Lettera consta di cinque sezioni. La prima sezione Prendersi cura del malato parte dalla constatazione che «è difficile riconoscere il profondo valore della vita umana quando, nonostante ogni sforzo assistenziale, essa continua ad apparirci nella sua debolezza  e fragilità», ma è proprio questa vulnerabilità che «dà fondamento all’etica del prendersi cura» a imitazione del Buon Samaritano. Per questo la Lettera chiede a chi si prende cura delle persone in fasi critiche e terminali della vita “di avere uno sguardo contemplativo» che non si impossessa della vita dell’altro, ma ne coglie la unicità e irripetibilità e se ne prende cura. Guarire, infatti, non è sempre possibile, ma si può sempre avere cura. Nella seconda sezione L’esperienza…